Wader: a volte un problema – Greentime – 1989

Questo “pezzo” ha praticamente 30 anni ma la storia non ci ha insegnato nulla. Anzi no: ci ha insegnato che non abbiamo capito nulla. Spendiamo soldi e tempo per frequentare fantomatici ed a volte eccessivamente costosi corsi di lancio – tenuti magari da istruttori-fai-da-te – per poi non mettere a frutto quello che “riteniamo” di aver imparato. I wader ci permettono spesso di arrivare in punti del fiume dove il lancio ci risulta più facile e semplice: a cosa serve, dunque, frequentare un corso se le difficoltà di lancio si risolvono molto spesso semplicemente entrando in acqua anche quando perfettamente inutile?

Senza contare i danni indiretti causati al fondale e le mancate catture causate proprio dalla nostra presenza in acqua anche dove è perfettamente inutile…

Ma tant’è: fa più figo un bel (e facile) lancio con la pancia a mollo piuttosto che una cattura in un ambiente ostico stando sulla riva del fiume…


Spesso quello che contraddistingue, almeno in lontananza, un pescatore a mosca da uno cosiddetto “tradizionale” non è la canna o il giubbino. Se vedete un pescatore che sta passando ad una certa distanza da voi e volete sapere se è un moscaiolo oppure no, guardategli le gambe: se indossa delle normali calzature non è sicuramente un pescatore a mosca. Al contrario, se lo vedere ricoperto di gomma fino alle ascelle è quasi sicuramente un moscaiolo. Il dubbio può insorgere se ha gli stivali: le possibilità scendono al 50%.

Gli stivali, ma soprattutto i wader, sono da tempo entrati di prepotenza a far parte integrante dell’abbigliamento del pescatore a mosca ma in certi, anzi, in molti casi vengono usati a sproposito fino ad arrivare in determinate circostanze ad essere addirittura ridicoli e deleteri per il pescatore stesso e per il fiume.

E’ fuori di dubbio che con i wader il pescatore si trovi molte volte avvantaggiato: potendo entrare in acqua oltre il limite classico del “cavallo”  può infatti portarsi, superando una eventuale buca o avvallamenti del fondo del fiume, in zone in cui il lancio risulta più facile e più lungo.

In ultima analisi, gli facilitano molto l’azione di pesca per la quale, se è vero che i wader permettono di risolvere problemi di avvicinamento o di appostamento, non più necessaria una eccezionale abilità di lancio.

Ne consegue che chi si avvicina alla pesca a mosca si sente dire che “non è poi cosi importante lanciare preciso e lungo, tanto con i wader vai dove vuoi.” In tal modo si sfata, negativamente, l’importanza del lancio, componente essenziale della pesca a mosca.

A parte questi vantaggi, secondo me opinabili nella maggior parte dei casi, i wader comportano però notevoli inconvenienti.

Prima di tutto la sicurezza: è già un problema se si cade in acqua profonda con gli stivali… Immaginiamoci le conseguenze di un capitombolo nel bel mezzo di un correntone che ci arriva oltre la vita. Un consiglio che tutti danno è di usare una cintura che ci stringa la vita in modo da limitare, in caso di cadute, l’entrata dell’acqua. La cintura, però, crea una sacca d’aria nella parte inferiore del corpo con il risultato che le gambe vengono spinte verso l’altro mentre la testa tende a scendere sott’acqua.

Con i wader è anche molto più facile fare i bagni: una volta arrivati al limite massimo consentito (spesso 4-5cm dal bordo) non ci si rende conto che sbilanciandosi per compiere dei lanci – magari in doppia trazione – l’ondeggiamento del corpo fa sì che l’acqua ci scenda lungo il torace o la schiena.

I problemi che però secondo me sono i più importanti non riguardano noi pescatori bensì l’ambiente in cui operiamo.

Entrando in acqua non ci rendiamo affatto conto che siamo causa dello sconvolgimento di una nicchia ecologica ben definita che, utilizzando i wader, diventa molto più ampia perché sono ben pochi i limiti che pongono in quanto a spostamenti.

La vita dei pesci, lo sappiamo bene,  è legata in modo indissolubile al fondo del fiume. Esso viene utilizzato per la frega, per deporre le uova, per trarne cibo e per il normale svolgimento di tutte le loro attività vitali.

Disturbati da un sempre più crescente movimento lungo le rive, i pesci tendono a spostare la loro attività principali in zone più centrali e meno facilmente, in teoria, raggiungibili dall’uomo. Se ci si limita agli stivali a tutta coscia non si riuscirà mai a raggiungere determinate posizioni e quindi il pesce potrà continuare più o meno indisturbato a fare gli affari suoi.   Con i wader, invece, si restringe ancora una volta il suo spazio vitale

Ma il danno non è solo questo. Sulla maggior parte dei nostri fiumi non eccessivamente larghi e profondi la scena si ripete giornalmente durante l’intera stagione. Si arriva sul posto bardati di tutto punto e ancora prima di analizzare la situazione si piomba in acqua fino alle ascelle cominciando a frustare a destra ed a sinistra. La cosa procede così per tutta la giornata con risultati non sempre positivi fino a quando arriva il momento del “coup de soir”, il momento per noi magico e ci si meraviglia se il pesce non si fa vedere più di tanto.

Ma la cosa ha una sua logicità: disturbando i fiume scorazzando da tutte le parti si mette il pesce in allarme costante  spingendolo a rimanere nascosto anche quando il cibo arriva più abbondante oppure lo si costringe a cibarsi di quello che gli passa a portata di bocca sul fondale o vicino a questo.

L’assurdo lo si incontra poi sui torrenti di montagna dove un paio di scarponi o un paio di stivaletti a mezza gamba oppure al massimo stivali a tutta coscia sarebbero sufficienti. Che senso ha indossare un paio di wader in un ambiente in cui la facilità di movimento è essenziale, ove spesso capita di dover superare ostacoli con il pericolo di bucare i wader o peggio ancora di cadere oppure dove bisogna camminare a lungo ed in terreni disagevoli con il risultato di fare un immancabile bagno di sudore impacchettati di gomma dalla testa ai piedi?

I wader vanno certamente bene nelle acque del piano per raggiungere “quel” pesce troppo lontano oppure per superare determinati punti critici e non dovrebbero essere considerati come componente indissolubile della nostra attrezzatura. Soprattutto devono essere usati con un minimo di criterio evitando, come in ogni azione che ci riguarda, di causare danni inutili e spesso irreparabili. Sia a noi stessi sia all’ambiente in cui andiamo a divertirci.


Greentime – 11/5/1989

1 Commento

  1. Sono d’accordo. Di non entrare in acqua, pescare a piede asciutto non è un limite inevitabile, ma un modo di rendere ancora più sportiva la P.a.m. io limiterei le entrate in acqua.con cartelli in quei luoghi aimè ormai pochi dove esiste ancora il pesce naturale del luogo.

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