Una giornata sul Nera: quando due menti ottenebrate si incontrano…

Questo è il resoconto di una giornata di pesca su un fiume che conosciamo bene, il Nera. Visti i due “attori” di una giornata che a dir strana è poco (che comincia con un appuntamento al cimitero… un ben sì triste presagio!!!), il Club ed il Webmaster si astengono da qualsiasi responsabilità per quanto concerne i contenuti e le immagini. I primi, potrebbero essere stati influenzati dall’eccessivo vento (che, si sa, tende a scombussolare i pochi neuroni rimasti dopo anni di pesca a mosca…), le seconde… beh, oggi con Photoshop si possono fare miracoli.

In particolare, teniamo a precisare che la tecnica di lancio menzionata dall’Autore dell’articolo non coincide con quella che viene divulgata dal Club i cui Soci, tuttavia, al termine del corso sono liberi di scegliere e praticare quella che ritengono più consona alle proprie necessità. Per poi decidere, ma ci vogliono anni di esperienza e di cappotti!, che nessuna tecnica è migliore di altre. Quel che conta, come tutto nella vita, è usarla con intelligenza.

Crediamo che ormai tutti sappiamo quale sia la visione della pesca da parte del TFC: nessun estremismo, nessuna forzatura. Purtroppo, come nelle migliori famiglie, anche noi abbiamo una pecora nera che da tempo immemorabile si contrappone al proprio antagonista, seconda pecora nera. 

Stando al racconto che segue, sembrerebbe che sia in atto una sorta di “chiamata celeste”. Noi non ci esprimiamo: restiamo sulla cima dell’Olimpo ad osservare una battaglia epica che avrà un epilogo glorioso: avrà la meglio Achille oppure Ettore? Quale dei due contendenti riuscirà a far breccia nello spirito del proprio avversario? Oppure lo scontro finirà sulle orme di Socrate, ed entrambi esclameranno all’unisono “So di non sapere”, a conferma della propria ignoranza in materia di pesca a mosca?

Sedetevi con noi, in prima fila: dall’Olimpo si ha una perfetta visione della guerra innanzi le porte Scee…

Nera: pronti? partenza… via!!
Appuntamento al solito posto (cimitero) e siamo pronti per partire.

Prima però devo essere coerente con le mie promesse ed obbligo Carlo a sottoporre le scatole delle sue mosche al controllo del metal detector. Dato l’esito negativo, decido di farlo salire in macchina.

Lungo il tragitto l’ “adepto” vanta continuamente la sua uscita dal tunnel  della ninfa. Bene, il mio lavoro sta dando i suoi frutti. Arriviamo a Borgo Cerreto ma ad aspettarci non c’è il solito “alito di vento” della Valnerina bensì delle raffiche da 45km/h.

Entriamo in pesca: attività in superficie zero. I pesci sono tutti attaccati sul fondo, infastiditi dal vento che increspa l’acqua. Partiamo con delle imitazioni di formica alata, molto produttiva in condizioni di vento ma questo non è vento è un tornado e siamo costretti a pescare prevalentemente con lanci angolati stringendo il loop il più possibile per bucare le forti folate.

Il tempo passa e di salire sulle nostre imitazioni le trote non ne hanno proprio voglia. Carlo mi guarda fisso e nelle pupille vedo lampeggiare due  ninfe con bead da 4,5 , collarino chartreuse e rigaggio di filo di rame molto spesso. Oddio… speriamo che non ricada in tentazione! Per distrarlo gli consiglio di cambiare mosca e di provare con un tricottero. Lui accetta  ma prima dice che deve… cambiare acqua e si allontana verso valle.

Io continuo a pescare… Passano 30 minuti e, non vedendolo ritornare, vengo colto da un atroce dubbio… mi metto alla ricerca… scendo… Noooo!!!!… si presenta innanzi a me una scena apocalittica: il “discepolo”… è ricaduto nel Tunnel… posseduto dall’anima tentatrice del diavolo “ceco”.

 

Posa un poco equivoca ma, a detta di alcuni, produttiva.

 

Veloce come il vento estraggo dal gilet un’immagine sacra del Mahatma

 

F. Halford, considerato il “padre della pesca a mosca secca moderna”

ed inizio il processo di esorcizzazione…. vade retro Satana!!!… vade retro!!!

La procedura dura una decina di minuti al termine della quale sono veramente esausto ma soddisfatto per l’obbiettivo raggiunto… il Maligno se n’è andato e l’indemoniato è ritornato a lanciare un’effimerina su amo 20 in doppia trazione a 30 metri di distanza.

(Più tardi confesserà di aver nascosto le palline in tungsteno all’interno della bocca al posto di due otturazioni appositamente fatte saltare per celare l’inganno).

Decido quindi che per l’apostolo serve una  punizione severa… esemplare!! e lo costringo allora a cacciare a secca la stessa trota da 35cm che stava insidiando a czech nymph e che ninfava sul fondo.

Il tempo passa e la trota non sale…

“Massimo… non c’è la faccio più mi fa male il braccio… la maledetta non mangia a ninfa figuriamoci a secca.”

“Carlo, metti a frutto tutte le tue conoscenze sulla Tecnica di Lancio Totale e vedrai che salirà!!!”

Il suggerimento viene preso dall’adepto come una sorta di sfida: lo vedo allungare il finale oltre i 5 metri, legare una sedge in pelo di Capriolo ed osservare con attenzione ogni movimento della fario che nel frattempo si è staccata leggermente dal fondo.

“Adesso! vai adesso!!!”

Carlo inizia una serie di falsi lanci e, caricata la canna a dovere, parte con un angolato strepitoso che vede arrivare la mosca in punta e subito dietro 5 metri di finale tutto raggruppato.

Il gioco della forte corrente inizia a portare via la coda ma la mosca è ancora lì, ferma, forte dei cinque metri di finale raggruppato. I secondi passano inesorabili e quando gli ultimi 30 cm di tippet rimangono ancora in pesca prima del dragaggio… uno squarcio nell’acqua ci avvisa che l’animale ha bollato…

QUESTO  È PURO ORGASMO COSMICO.

Complimenti a Carlo che con perseveranza e impegno è riuscito a illuminare una giornata buia e ventosa.

Da parte mia la soddisfazione più grossa, ma che ve la dico a fare?, è stata quella di aver visto la disfatta della ninfa a favore della secca. Spero per il discepolo che non servano più rientri in comunità per il disintossicamento… ma questa è un’altra storia.

P.S.: la pesca a mosca è solo a secca tutto il resto è solo pesca… meditate gente… meditate.