Un giornata improbabile (ma non troppo…)

Lo conoscevano come “Il solito” ma lui preferiva farsi chiamare “Er Meglio”.

Quel giorno decise di andare a pescare nel posto più bello, più famoso, più pescoso, più costoso al mondo.

Era la giornata più perfetta che potesse aspettarsi e lui si attrezzò con la migliore canna, il miglior mulinello, la migliore coda, il miglior finale, le migliori mosche, il miglior gilet, i migliori wader, il miglior guadino… era pronto per una giornata di fuoco.

Le condizioni erano ottimali: situazione ideale per la miglior schiusa con la miglior visibilità anche a grandi distanze grazie ad un caldo sole splendente e pressione bassissima. Un binomio impossibile ma qualcuno, lassù, volle fargli un regalo enorme.

Nonostante le condizioni migliori – per quanto improbabili – che un pescatore a mosca potesse aspettarsi, le catture furono nulle o di pochissimo conto per tutta la giornata. Solo verso sera, dopo essersi a lungo pavoneggiato nel suo completo da perfetto pescatore a mosca eseguendo nel contempo lanci esagerati quanto inutili, cominciò ad eccitarsi: aveva visto le prime bollate ed una, in particolare, lo attizzava più delle altre.

Era enorme, bella, bellissima… dai riflessi sgargianti come una tavolozza di pittore mentre gli mostrava il muso, poi la pinna ed infine la coda lentamente alle prime ombre della sera, offrendosi in tutto il suo splendore mentre lo invitava a lanciare più lungo… sempre più lungo…

Non ce la faceva più… gli sembrava di scoppiare… le tempie martellavano… il cuore pompava a più non posso… e lei era là, provocante, mentre scendeva e risaliva in superficie pigramente ma ancora troppo lontana perché lui la raggiungesse nonostante lanciasse con gli spasmi al braccio ed alla spalla…

C’erano altre bollate, lì intorno, ma a lui non interessavano: voleva quella, la più lontana, la più difficile…

L’intesa fra di loro era ormai perfetta ed erano arrivati al massimo della sintonia: si parlavano, seppur distanti, come per telepatia…

Ma era lontana, ancora troppo lontana, inarrivabile e lui sentiva che non avrebbe resistito ancora tanto. Non poteva cedere…. Lui era “Er Meglio”…

Poi successe l’inevitabile: un gorgo, un risucchio e l’ultima effimera della sera scomparve. Tutto tornò come al mattino, la superficie immobile, piatta… Una frazione di secondo prima che bollasse per l’ultima volta lui captò lo sguardo di sfida di lei: “Scarsetto, eh? Mica ci arrivi…” 

La coda gli rimase a mezz’aria, come pietrificata. Poi cadde inerte sulla superficie.

Con la coda dell’occhio vide a 5 metri alla sua destra il risucchio di una bollata: l’ultima ritardataria lo stava beffeggiando. Un lancio strano, ma molto breve, ben al di sotto delle sue capacità. Un dragagggio. Una bollata. L’ultima. E la trotella fu sua.  

La gente che lo stava osservato, più divertita che incuriosita, gli voltò le spalle, delusa. Smontò la canna e pensò ad un altro soprannome. 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*