Rio Ega – BZ – The Sequel – 04 agosto 2017

Riceviamo dal nostro Socio in “trasferta vacanziera” in Trentino e pubblichiamo integralmente, aggiungendo in calce alcune considerazioni.

 

TUSCIA FLY CLUB ON TOUR: Rio Ega – BZ, THE SEQUEL, 04/08/2017

Incredibilmente, questa settimana (torrida in tutto il resto d’Italia) in quasi tutta la Provincia di Bolzano qua e la piove, e quasi tutti i torrenti dove potrei spendere la consueta mattinata di pesca del breve periodo di vacanza, sono torbidi.

Di conseguenza, “purtroppo”, sono “costretto” a ripiegare sull’unico torrente nel mio raggio d’azione rimasto incredibilmente cristallino, di nuovo il rio Ega, di nuovo il tratto a mosca, nel no kill.

A differenza dell’anno scorso, l’impressione è che quest’anno il mio sia l’unico dei permessi rilasciati per il tratto, come dimostra l’assoluta assenza di segni lasciati da pescatori, ma soprattutto l’incredibile presenza di trote e la loro disponibilità a collaborare.

Ormai conosco il torrente, so che a secca non rende molto a causa della presenza di numerose buche profonde e della velocità dell’acqua, e quindi do retta al socio Luca, che insiste da tempo per la ninfa a filo.

Non sono molto convinto, per me la secca è il massimo, ma ogni tanto si può dare retta a chi ti vuole bene… Comunque, tanto per sicurezza, mi porto dietro anche la 7.6 e una scatoletta di secche da caccia.

Seguendo le istruzioni del capo, e guardando i colori predominanti del fondo del torrente, parto con una Pheasant Tail con pallina in tung copper da 3.6, amo 10, canna 10”; primo lancio sgraziato, prima trota.

Da li in avanti, nonostante la mia assoluta pippaggine con la ninfa, non ho fatto altro che prendere trote: fario, ibridi e marmorate: poche piccole, molte dignitose, tante proprio belle, sia di colori che di dimensioni!

Risultato: cosa assolutamente incredibile, per tutta la pescata non ho avuto neanche per un attimo il dubbio se passare alla secca.

All’anno prossimo? Bho!

 

Il risultato ottenuto dimostra quanto sia importante essere in grado di saper gestire e apprezzare la pesca a mosca in tutti i suoi aspetti senza limitarsi ad una sola tecnica, qual’essa sia (dalla secca alla sommersa, dalla ninfa allo streamer) senza trincerarsi obbligatoriamente dietro una barriera invalicabile.

Può capitare, come in questo caso, di percorrere centinaia di chilometri e ritrovarsi in condizioni ambientali inaspettate e non ottimali per la nostra tecnica preferita. Ancorarsi ad una convinzione, per quanto positiva sia, senza scendere a compromessi rischia di vanificare il viaggio ed il divertimento.

L’importante è aver compreso le varie dinamiche dell’ambiente acqua e sapersi avvicinare al fiume od al lago con il massimo rispetto.

Probabilmente questo articolo farà storcere il naso a più di un “purista” (di questa o quella tecnica) ad oltranza. Vorremmo che così non fosse perché il mondo della pesca a mosca non è “solo” quello della secca nè “solo” quello della ninfa e così via.

Ovviamente anche noi del Tuscia Fly Club abbiamo le nostre preferenze personali e cerchiamo di praticare quanto più possibile la tecnica che meglio ci appaga. Tuttavia, siamo consapevoli del fatto che sapersi adattare alle variabili e complesse condizioni ambientali ci permette di meglio comprendere il variegato e intricato mondo in cui amiamo trascorrere il nostro tempo libero.