Pesca a mosca ed economia – Greentime – 1989

Ancora 1989, ancora Greentime, “Caccia-Pesca e Tiro a Volo”. Era un periodo molto positivo per la pesca a mosca e molti, quasi tutti, si affannavano a scrivere su riviste di settore. Andare controcorrente pareva una scommessa persa in partenza ma un particolare era forse sfuggito ai “pennaioli” del periodo: lo sviluppo della pesca a mosca doveva passare anche attraverso canali diversi da quelli di settore specifico perché potesse divulgarsi al meglio. C’era bisogno di attingere nuove leve anche in settori diversi del “nostro”. Fu così che continuai, per tanto tempo, a scrivere “anche” per Greentime per la quale la pesca a mosca rappresentava un “mercato” molto marginale. Tuttavia, servì. Poco, forse, ma qualcuno si accorse di quegli articoli che trattavano un argomento allora circondato da un’aureola di stravaganza, di saccenza, di snobbismo ma che su quelle pagine si rivelava più terra-a-terra di quanto si voleva far credere.


L’attrezzatura per la pesca a mosca ha subìto negli anni tutta una serie di evoluzioni che hanno portato al perfezionamento della tecnica ma, anche, e soprattutto, dell’attrezzatura al punto che ritengo assai improbabile l’entrata sul mercato di materiale decisamente rivoluzionario.

Fra i vari componenti che costituiscono i nostri ferri del mestiere  la coda di topo è quello che secondo me, ha dato una svolta decisiva alle tecniche di pesca con la mosca artificiale mettendo in grado il pescatore di adattarsi alle diverse condizioni ambientali, rendendolo un pescatore eclettico pur continuando ad utilizzare una attrezzatura ed una tecnica ben specifiche.

Non voglio dilungarmi adesso in una descrizione dettagliata della coda di topo. Di questo se ne potrà parlare eventualmente in un’altra occasione. L’argomento di questo numero verte invece sulla sua utilizzazione più pratica e forse più funzionale se non addirittura più… economica.

Tengo a precisare che non è una mia invenzione (chi mai può inventare qualcosa di nuovo in questo settore, ormai?). E’ un accorgimento che mi è stato segnalato da alcuni amici d’oltralpe e che ho successivamente avuto modo di leggere su libri specializzati. Mi voglia scusare chi lo conosce già: non intendo affatto peccare di presunzione affermando di esserne l’igeatore ma poiché lo ritengo molto utile ed anche pratico, credo sia buona cosa divulgarlo permettendo anche ad altri di trarne vantaggio.

Si tratta di tagliare una coda di topo DT (doppio fuso) in due metà e di utilizzare un solo spezzone collegandolo al mulinello con una buona quantità di backing. In pratica, si tratta di ottenere una “shooting taper” lunga esattamente la metà della coda di topo.

E’ un accorgimento da usare quando si pesca in fiumi in cui i lanci non sono quasi mai superiori ai 10-12 metri, in quei torrentelli di montagna dove la trota è sempre nella buca dietro al masso o al massimo in una “vasca” raramente enorme. Quindi, tagliando a metà una coda di topo se ne ha sempre a disposizione una quantità sufficiente per presentare l’artificiale dove si vuole.

Vediamo nei dettagli i vari vantaggi che se ne possono trarre.

Utilizzando una coda di topo intera e pescando in zone spesso infrascate, disagiate e colme di ostacoli e rametti sporgenti si finisce sempre col rovinarne la parte centrale, ossia quella che raramente viene lanciata fuori canna e che, invariabilmente, si appoggia  in terra e si avvinghia da tutte le parti. E tutti noi sappiamo quanto sia sgradevole pescare con una coda di topo rovinata nella parte centrale, quella che scivola fra gli anelli negli allunghi.

Con metà coda collegata ad un backing, poi, si ha l’effetto “shooting taper” che facilita molto il lancio a lunga distanza qualora ce ne fosse bisogno.

Altro vantaggio da non trascurare, anzi, con i tempi che corrono lo considererei addirittura di primaria importanza, è l’economia. Una coda tagliata a metà permette di riporre in luogo adeguato lo spezzone non utilizzato che potrà essere sfruttato una volta che la prima metà della coda non sarà più utilizzabile. Se invece la si usa tutta intera, la seconda metà viene raramente estratta dal mulinello dove rimane avvolta su spire molto piccole ed a contatto con gli immancabili detriti e sporcizia dovuti all’azione di pesca con il risultato di non avere più  una coda integra quando si decide di capovolgerla.

C’è anche un altro vantaggio da non sottovalutare. Quando si pesca in montagna la leggerezza dell’attrezzatura è molto più importante di quando si pesca nei fiumi del piano. Con una coda tagliata a metà abbiamo la possibilità di utilizzare un mulinello più piccolo di quanto in effetti serva per una conta integra. In pratica, tanto per fare un esempio, potremmo usare una canna che porta la 5 con un mulinello adatto invece per la coda del 3 o del 4, a tutto vantaggio della leggerezza.

Sono dei piccoli accorgimenti ai quali forse qualcuno non ha mai pensato ma che possono renderci più piacevole, ed in ultima analisi meno costoso, il nostro sport preferito. Provateci, e sappiatemi dire…


Caccia Pesca e Tiro a Volo – Greentime – 1989

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