Nera. E la trota bollò…

Non possiamo dire che sia fortuna (anche se la tentazione è forte…). Non possiamo dire che sia stato il caso. Ma possiamo dire certamente che sia stata la costanza e la caparbietà. E soprattutto possiamo dire che è bello vedere i risultati di un corso fatto bene, anche a distanza di anni. Che poi Massimo sia un po’ fissato… beh, pazienza… non tutti sono perfetti. Anche lui, prima o poi, capirà… 🙂 🙂 🙂


È Venerdì e la voglia di passare una giornata sulle sponde del torrente si fa sempre più insistente. Le previsioni del tempo sono clementi anche se siamo ad inizio stagione e le temperature sono ancora piuttosto basse. Giro di messaggi sulla chat del club e alla fine ci troviamo io e Riccardo in accordo per andare a pesca il giorno dopo.

Ente o Nera?

Dopo breve consultazione optiamo per il Nera. Solo per una questione di distanza perché il Laziale deve essere a casa alle 20:30 per vedere la partita contro il Milan.

Non partiamo presto, non ce n’è bisogno, in questo periodo l’attività dei pesci coincide con l’ora di pranzo, giustamente! Arriviamo a Borgo Cerreto e ci fermiamo al negozio di alimentari per procurarci il pranzo e poi andiamo a prendere i permessi, così con una fava due piccioni!

Vestizione e poi dritti alla caccia del salmonide. Scendiamo lungo la vecchia ferrovia ed arriviamo sotto la galleria.

L’acqua è trasparente e i livelli sono perfetti. Riccardo risale di una ventina di metri mentre io mi fermo e provo in caccia offrendo una Royal Coachman su amo del 12 a ridosso di un erbaio sulla sponda opposta.

Pochi lanci ed ecco la prima trota ghermire il ghiotto inganno. La giornata promette bene, penso! Risalgo il fiume e tra angolati e rovesci, sottovetta e sovrapposti batto tutte le buche ed i rigiri in cerca di catture.

Niente! Non si vede un pesce.

Raggiungo Riccardo che, sconsolato, mi conferma zero catture. Incontriamo altri pescatori, anche loro 
lamentano la scarsa attività dei pesci.

Vabbè continuiamo a battere il fiume. Riccardo non resiste più dalla fame e trovato un gradevole posto sotto una pianta si avventa con voracità sul panino imbottito di Ciauscolo.

Con un occhio controllo Riccardo e con l’altro il fiume, da una parte il desiderio di mangiare e dall’altra quello di essere mangiato.

Poi la folgorazione!!!…in un rigiro d’acqua abbracciato da rami secchi intravedo una bollata. La buca non è grande e riuscire ad entrare non è facile perché i rami lasciano poco spazio all’apertura.

Devo entrare con precisione cercando di raggruppare più finale possibile per evitare che la corrente porti via subito coda e finale facendo dragare la mosca.Provo! Il lancio è giusto ma la trota non sale.Riprovo di nuovo.

Niente da fare la sedge non è poi così appetibile. Rinuncio, il salmonide non ne vuole sapere. E allora colgo lo spunto per fare uno spuntino anch’io. E con Riccardo ci accomodiamo sotto la pergola di legno e sul tavolo da pic nic in prossimità del secondo ponte.

Finita la pausa pranzo riprendiamo a pescare risalendo il fiume e battendo il tratto tra i due ponti. Incontriamo anche quattro pescatori , vecchie conoscenze della scuola TLT, e tra una chiacchiera e l’altra percepiamo una certa preoccupazione sulla mancanza di schiuse e sulla poca presenza di pesce. Ma noi continuiamo a pescare, imperterriti.

I Ragazzi se ne vanno e noi prendiamo possesso totale del fiume. Ma il pensiero, il mio pensiero, è rimasto più a valle su quella grande trota che bollava, l’unica che ho visto bollare lungo tutto il tratto 
e per un purista della secca quale sono soffiava come un vento di sfida… non potevo esimermi dalla sfida.

Chiedo a Riccardo di tornare indietro , ma lui fa di tutto per scoraggiarmi “non ti salirà mai” “è troppo furba” ma poi riesco a convincerlo.

Arriviamo in prossimità della buca e con stupore non la vediamo più bollare.

Aspettiamo con fiducia  e poco dopo la nostra attesa viene premiata. Una bollata! E dopo un po’ un’altra ancora. Non ho fretta perché so che avrò a disposizione uno, al massimo due lanci per non indispettirla.

Tolgo la sedge che poca soddisfazione mi aveva dato e monto una March Brown su amo 14. Due falsi lanci ed entro in buca ma sbaglio lo shooting e il dragaggio non mi fa trattenere la mosca in pesca. Aspetto fiducioso che la trota ritorni a bollare.

Eccola!! questa volta non posso sbagliare: so che non avrò un’altra chance. Di nuovo due falsi lanci, carico la canna e faccio scattare la vetta con un momento spinta questa volta accompagnato da un generoso shooting.

La mosca arriva 10 cm sopra la trota e subito dietro tutto il finale raggruppato. Il lancio c’è! La corrente inizia a portare via la coda ma il finale è tutto dentro la buca e la mosca riesce a rimanere più tempo in pesca e quando da sotto la radice sommersa dell’albero si alza la sagoma nera e rompe l’acqua con una bollata da paura la ferrata parte decisa accompagnata da un grido liberatorio…”eccola!!”.

Riccardo esulta incredulo gridando “l’hai presa” ” è enorme”. In effetti man mano che la recupero a riva mi accorgo che è più grossa del previsto, a volte l’acqua inganna e soprattutto rimpiccolisce.

Non riesco a guadinarla subito perché è combattiva e mi riprende di nuovo la corrente accompagnata dai timori di Riccardo che soffia per l’ansia.

Cerco di recuperarla di nuovo e Il socio mi offre il suo aiuto per guadinarla ma una sfida deve essere disputata ad armi pari, uno contro uno, pertanto sportivamente rifiuto. È fatta! La grossa fario del Nera è nel guadino.

La sfida, questa volta, mi ha visto vincitore. A vincere non è stata né la bravura né la fortuna ma soltanto la convinzione di potercela fare.

 

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