Mignon River: l’inferno a portata di mano… estate 2018

Rieccheggia nelle orecchie un vecchio tormentone pubblicitario che solo i meno giovani forse ricordano… “Anto’… Fa caldo… fa tanto caldo…” . 

Peccato che lui, il compagno di uscita, non sia la bella mora televisiva ed è anche molto, molto meno attraente. Ma non si può avere tutto dalla vita, i compagni di pesca mica te li puoi scegliere… Di positivo c’è che puoi rubargli le mosche, e questo non è poco.

Caldo, dunque. Afoso. Torrido. Terrificante. Prendiamo i wader? Ma neanche a parlarne! Il Mignone sarà talmente basso che potremo vedere i pesci con la pinna caudale fuori dall’acqua. E poi, che ci fai con i wader, con questo caldo? Meno sei vestito e meglio è (ecco, questo è uno degli svantaggi di avere compagni di pesca maschi: pensate cosa sarebbe se al posto di Roberto ci fosse stata la sventolona della pubblicità…)

Bando ai sogni e rimaniamo con i piedi per terra, anzi, in acqua a cercare refrigerio nelle poche, rarissime pozze rimaste. Ahhhhhh, sacrilegio! Esci di lì subito, immediatamente! 

Roberto mi guarda come se avesse visto la sventolona “Ma che, questo è pazzo!!!” gli leggo nel pensiero. 

Mi siedo sotto l’ombra di un filo d’erba (ecchec… non c’è altro, qui!!!), mi asciugo dieci litri di sudore dalla fronte e lo guardo, sfinito. Sono un paio d’ore che risaliamo questo bellissimo tratto di fiume che in molte occasioni ci ha regalato belle ed emozionanti catture. Oggi, sembra essere completamente sterilizzato: non abbiamo visto non solo una pinna ma neanche una scaglia di pesce. 

Roberto sa che sono un tipo un po’ strano e non si meraviglia quando sortisco con la solita frase ad effetto “Con tutti i soldi che ho speso per farti fare un corso di lancio e tu che fai? Ti spari nell’acqua anche quando puoi lanciare da fuori?” 

“Ma io ho caldo, tanto caldo!!!”

“Devi soffrire se vuoi temprarti l’anima nella più nobile delle arti… ” faccio io, con enfasi.

Lui si guarda intorno, si rende conto che se anche chiama il 118 non arriverebbe in tempo, emette un grosso sospiro, mi maledice fra sè e sè (li sento, li sento i tuoi pensieri!!!) ed esce, ripetendo un lancio impeccabile (quando la classe post-corso c’è, si vede…) seguito da una imprecazione: bollettato! 

Il primo della giornata ma… poca pena. Era 2/3 più grosso della sua mosca. Su amo del 14…

Risaliamo. Il caldo si fa sempre più opprimente, avanzare sempre più faticoso ma guardandosi intorno ti senti rinascere: immerso nella natura nella sua totalità… il cellulare non prende (e quindi nessuno può rompere le…)… il rumore sommesso del vento che striscia tra le foglie… rumori di rami spezzati che indicano la presenza di animali selvatici (che non usciranno dalla macchia fino a dopo il tramonto)… lo scroscio delicato e gentile del fiume che accarezza i ciottoli del fondo… ombre che appaiono e scompaiono come per incanto da sotto le frasche che si allungano sull’acqua… insomma: un incanto, una pace primordiale. La pesca a mosca non è solo lanci, mosche, pippe mentali…

Arrancando, più che camminando, verso monte arriviamo al punto estremo delle nostre solite uscite, dove solitamente smettiamo di pescare per discendere verso l’auto. 

Ci guardiamo, stravaccati su un fazzoletto d’erba, in attesa di riprendere le forze. E’ presto: abbiamo fatto presto per via dell’acqua bassa, della mancanza di attività… siamo andati veloci… abbiamo ancora qualche ora, che facciamo, continuiamo? 

La “fame” di catture decide per noi: si continua…

Raggiungiamo una lunga spianata, un po’ profonda, con una bella curva molto promettente. Attività zero, nessun cambiamento. 

Ci sono dei massi nella parte bassa della spianata. Lanci svogliatamente, tanto non salirà nulla. Una volta, due volte, tre volte… che p… E il sole è sempre lì, torrido… impietoso. Alcuni rotolini di sudore scendono da sotto la cintura e finiscono proprio “lì”… ma non offrono nessun refrigerio.

Un vortice minuscolo. Che resta singolo, senza ripetersi. Se fosse un ramo sommerso si ripeterebbe. Se fosse un masso sarebbe più evidente. Se… Se… oh, insomma, che costa provare?

L’imitazione di “scarrafone” (mai mosca più brutta vide la luce…) si schianta, letteralmente, tre metri a monte del vortice. Affonda. Risale. Riaffonda. Ma non risale. Poi un tremore. Uno strattone. Un salto (un salto????). Un tonfo. Si infila nella corrente a valle. Ritorna verso monte… Dura poco, lo sappiamo che il cavedano “affoga” subito. Ed è nel guadino. 

Non è enorme, per questo tratto di Mignone. Sappiamo con certezza che c’è di meglio (“roba” sui 50cm non sono rari, qui) ma non lamentiamoci: con tutto ‘sto caldo si saranno sciolti… smagriti…

Era ora ora, esclama uno dei due. A proposito, che ora è? replica l’altro. Uno sguardo all’orologio…

@°ç$%&!!!! è tardissimo! 

Via di corsa. Le scivolate sui sassi non si contano. I rami spinosi graffiano impietosi. Il sole cala… cala… arriviamo alla macchina letteralmente a pezzi, grondanti di sudore. Se anche incocciassimo nella sventolona di cui sopra, non ci degnerebbe di uno sguardo.

Mignone… Mignone… quanto ci fai soffrire!!!

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