Mica è sempre domenica…

Quando la fame è tanta, anche una crosta di pane somiglia ad una bistecca. E la fame di pesca c’era ma andar per fiumi, alle nostre latitudini, significa pescare solo sul far della sera. L’alternativa è il lago: pochi giorni prima ci avevo provato a Bolsena ma c’era un sacco di bagnanti… l’acqua non era pulita… c’era un vento che ti portava a spasso con il belly… insomma, tutte scuse ma alla fine è il risultato che conta. Ed il risultato era stato zero.

Proprio zero. Neanche un attacco, e neppure il minimo segno di attività in superficie. E sì che sono uscito dall’acqua praticamente a buio. Alla faccia del “collega” che sostiene che a Bolsena si pigliano solo a tramonto inoltrato…

Però lo stesso “collega” ogni tanto (ma tanto…) ha un lampo di genio: che si fa domani? Belly? Bolsena… ? No, non si piglia nulla. Nera? Sei matto? Non voglio fare la sauna. Ecchecc… sempre il difficile fai… Mezzano? Eh, perché no? Tutto il giorno? Ma tu sei pazzo… Mattino presto? Sehhh… io voglio dormire… Che palle! Allora pomeriggio? Ok, andata. 

Appuntamento al “solito posto” alle 3 del pomeriggio. Trasbordo di belly su una sola macchina ed alle 4 siamo in zona.

Scesi dall’auto, ha inizio la solita trasformazione da essere umani “normali” in pseudo-robot semi rincoglioniti: in altre parole, con quasi 35° di caldo ci infiliamo nei wader (che spacciano per traspiranti ma che in quelle condizioni somigliano tanto ad un accappatoio per bagno turco…).

 

Ci carichiamo ben bene e con il belly in spalla ci accingiamo a percorrere il centinaio di metri che ci separano dall’acqua.

Cielo limpidissimo. Acqua blu cobalto e… vento. Non molto forte, ma c’è. 

Eh, dai, che vuoi che sia. Sì, sì, meglio così almeno stiamo freschi. Mah… sarà…

Sul posto, una famigliola con tanto di cane tuffatore/sommozzatore che fa un casino d’inferno alla ricerca del legnetto che il proprietario si ingegna e continua a lanciare in acqua. Per fortuna che noi andremo di là o di qua…

Finalmente siamo a mollo e subito paperiamo (nel senso che nuotiamo come le papere) alla nostra destra (anche perché il vento soffia in quella direzione… speriamo che cambi al momento del rientro altrimenti saranno… amari!).

Lui, il maledetto, fa un paio di lanci e subito gli esce una imprecazione. Perso. Come, “perso”? Si, l’ho tenuto un paio di secondi e mi ha tranciato il filo, che pistola, avevo su uno 0,18… Che c’avevi messo? Un gamberetto, sai quelli trasparenti… Un black? Non credo, a meno che il filo non fosse marcio; più probabile un luccetto. 

La giornata comincia dunque bene, almeno in quanto a prospettive. 

Continuiamo a “paperare”. Io pesco sotto, molto sotto, con streamer improponibili. Lui continua a fare lanci contro riva. Io non prendo assolutamente nulla (neanche un’alga) e lui dopo un po’ comincia a commentare con quel tono da presaperilculo. 

Scardole, mi fa. Si, come no… gli rispondo da lontano. 

Però ha ragione: non sono grosse, ma ci danno, eccome! Ovviamente, facendo finta di niente e dando colpa alla corrente, mi avvicino e, altrettanto ovviamente, cambio mosca e metto una ninfa. 

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Però lui continua a prendere mentre io no. Metto una secca, ma nulla cambia. Lui continua a prendere. Partono gli sfottò… me li aspettavo. 

Rimetto una ninfa un po’ più leggera e gli attacchi cominciano. Non numerose, non grosse, ma qualcuna si aggancia. 

Percorro buona parte della sponda fino all’uscita dell’Olpeta, dove c’è divieto di pesca e da lì ritorno indietro (anche perché il vento si è fatto più teso e, ovviamente, tira di spalle mentre io, nel ritornare indietro, me lo ritrovo di fronte). Un paio di catture, piccole piccole. Ritorno al luogo dell’accchiappapesci che mi conferma altre catture. 

Poi tutto si calma. Il sole comincia a scendere dietro i monti e decidiamo di provare “a valle” (ossia dalla parte opposta da dove siamo entrati in acqua). Questa volta metto un popper poiché l’ “esperto” sostiene che anche al lago i pesci bollano di sera. 

Però oggi l’espero ha fatto cilecca perché continua a prendere scardolette; e poi tutto si ferma.

Decidiamo di smettere: è ora di ri-trasformarsi in esseri umani “normali” dopo aver ripercorso, in tenuta da combattimento, il tratto che ci separa dalla macchina.

I soliti commenti scontati (troppo vento… troppo sole… troppo questo… troppo quello…) e la promessa di riprovarci prima dei mesi freddi. 

Il buio ci inghiotte mentre ci immettiamo nella carreggiata. 

 

 

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