L’apertura – Greentime – 1989

Trent’anni sono passati da questo articolo apparso su Caccia, Pesca e Tiro a Volo. Sembra scritto da un ragazzetto pieno di speranze e di buoni propositi. Il primo è scomparso, sommerso dal cumulo degli anni. I secondi sono ancora vivi.

“Al mio via, scatenate l’inferno” sarà la parola chiave dell’alba dell’ultima domenica di febbraio 2019 e un’orda di indemoniati si riverserà (se non ha già bivaccato sul fiume il sabato sera…) su un manipolo di pseudo-trote che non hanno nulla di vero se non la montagna di denaro finita nelle tasche degli allevatori.

Nel giorno dell’apertura alla trota vige la deroga a qualsiasi cosa, basta che serva a catturare di tutto e di più, complice la secolare scarsità di controlli e la totale mancanza di intelligenza umana che dovrebbe far considerare il fiume un bene da preservare e non la sfruttare inutilmente.

Al termine della giornata, i torrenti saranno un campo di battaglia e faticheranno non poco a ritrovare la bellezza e la pace che li caratterizzavano. I social impazziranno, alimentati da miriadi di immagini di pseudo-catture in pose ancora più ipocrite e controproducenti effettuate con qualsiasi tecnica.

Anche a mosca. Perché quando fra gli Uomini venne distribuito il discernimento, la maggioranza era occupata a contare il numero delle catture…


 

Ed eccoci, nuovamente,  al consueto appuntamento. La grande sarabanda ha inizio: si apre la pesca alla trota.

Per noi moscaioli la stagione vera e propria comincia un po’ più in là nel tempo, e la data dell’apertura ci serve soprattutto per… scaldarci i muscoli, per dare una controllatina generale a tutta l’attrezzatura, per prepararci “psicologicamente” alle battaglie future. Anche se non è detto che il giorno dell’apertura debba essere obbligatoriamente negativo, non può di certo essere paragonato ad altri periodi dell’anno più propizi e che ci regaleranno emozioni più vive e durature. 

In teoria, in un articolo di “apertura” di dovrebbe parlare di tecniche e di consigli adatti a questo periodo dell’anno. Ma che dire più di quanto ormai da sempre viene detto e ripetuto in questa occasione e che sa tanto di trio e ritrito?

Sono ben pochi quelli che non sanno come comportarsi il primo giorno di pesca dell’anno: ore centrali per per evitare la calca inevitabile, pescare prevalentemente sotto la superficie e con esche non microscopiche per invogliare le già stordite iridee  (è ben raro catturare una fario in questo fatidico giorno…), stare comunque pronti a far fronte ad una sempre possibile schiusa (solitamente di Olive) nelle ore più centrali… sono nozioni che ormai sappiamo a memoria.

E’ invece forse meglio prendere in considerazione il giorno dell’apertura come un momento più morale che materiale, in istante in cui fare proponimenti ed impegnarsi a mantenerli.

E’ importante rendersi conto che il tutto dipende da noi – e non solo dai moscaioli ma dai pescatori tutti – e che siamo solo noi la causa delle nostre colpe. 

Nella pesca, così come nelle altre attività umane, il comportamento è dettato da regole che non sempre sono scritte. Così come non sta scritto da nessuna parte che si deve rispetto agli altri pescatori che ci hanno preceduto o che si incontrano risalendo il corso d’acqua, oppure al fiume, ai pesci ed a tutto l’ambiente che ci circonda. 

Perché, per esempio, non iniziare la stagione con il proponimento di usare mosche senza ardiglione? E’ il primo passo per arrivare ad una scelta di comportamento etico che molti di noi moscaioli non hanno ancora fatto (ricordatevi che siamo nel 1989 – ndr) ma che proprio noi dovremmo invece portare come vessillo.

Se invece riteniamo che eliminando l’ardiglione non facciamo che complicarci la vita perché aumentano i rischio di perdita dei pesci ferrati (ma chi può ammetterlo con sincerità?) proponiamoci di lasciare comunque andare il numero maggiore delle catture effettuate nell’arco della stagione. A mosca, lo sappiamo, è sempre possibile farlo riducendo al minimo i danni al pesce.

O, scendendo ancora, di prendere in considerazione solo catture oltre ad una certa misura, ben al di sopra di quella stabilita dalla legge.

Il rispetto dell’ambiente, però, non è legato solo ed esclusivamente al fiume ed alle nostre catture. Più semplicemente, vuol dire evitare dove possibile di entrare in acqua, non lasciare in giro carta e sacchetti vuoti e via discorrendo. La pesca a mosca è bella anche perché evita il fastidio di portarsi appresso scatoline e barattolini che inevitabilmente vengono lasciati sul greto del fiume. Non roviniamo il tutto con una semplice lattina…

La scelta del posto ha un’importanza notevole se si vuole avere la speranza, seppure minima, di riuscire con la mosca, soprattutto in apertura. 

I casi sono due:

1) andiamo in quei torrenti dove vanno tutti, superaffollati ma (almeno in teoria) dotati di pesci di allevamento (le classiche trote-pollo e quindi già propense ad abboccare se non altro perché sono tante…). Qui con molta, ma molta, fortuna riusciremo a vedere qualche cosa, soprattutto nelle ore centrali della giornata, quando ormai molti pescatori sono andati a mangiare;

2) Andiamo in quei posti lontani ed inospitali, difficili da raggiungere e che conosciamo solo noi (o almeno cosi crediamo). Qui godremo quasi certamente di un un po’ di pace ma ci ritroveremo in un ambiente ancora inadatto per la pesca a mosca, troppo freddo, forse con un bel po’ di neve (anticicloni permettendo…) e sicuramente con acqua gelida. Le trote, qui, faranno fatica a salire su un un artificiale anche se ben presentato e l’unica speranza è di tentarle con un bello streamer. Con risultati a volte scadenti. 

Ci sono altre due alternative: restarsene a casa propria a fare mosche ed a fantasticare sulle calde giornate che sicuramente verranno o prendere la scusa dell’apertura per andare a fare una gita all’aria aperta, fingendo di non vedere la calca, i grovigli di lenze, la selva di canne lungo gli argini ed invece di portare a spasso il cane si porta a spasso la canna da pesca. 

I vantaggi ci sono: si prendere una boccata di aria buona, la prima della stagione, si osserva la natura e se ne traggono quelle informazioni che a noi pescatori a mosca servono tantissimo. 

La pesca a mosca è fatta anche di queste cose e non solo di mosche, di code di topo e di lanci smisurati. E’ fatta di rispetto per l’ambiente, per la natura, per le nostre prede e per noi stessi. Questi sono argomenti che bisogna sviluppare e divulgare.

Pur continuando a parlare di mosche, di code di topo, di lanci smisurati e, perchè no?, anche di pesci.


Greentime – 09-02-1989

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