La trota e la mosca – The Trout and the Fly

Verso la fine del secolo scorso la diffusionedella pesca a mosca ebbe un’impennata non indifferente un po’ ovunque, in particolare nei paesi anglofoni.

L’Italia non ne fu da meno ma non godevamo della stesso profonda esperienza sul campo. Per ovviare a questa carenza culturale nel nostro Paese, era normale rifarsi a testi scritti in altre lingue, inglese e francese in testa.
“La Trota e la Mosca” fu uno dei pochi che i pescatori a mosca italiani ebbero la possibilità di leggere (seguito nel tempo da un certo numero di altri titoli) grazie anche alla lungimiranza di alcune – poche – case editrici che ritennero opportuno dare spazio anche a questo lato della cultura.

Da “La Trota e la Mosca” – Clarke & Goddard – ed. Mursia – 1989 (The Trout and the Fly – A&C Black-Londra)

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Nota del Curatore

Pesca a mosca e natura sono un binomio indissolubile: non si può parlare della prima tralasciando la seconda. Sono cosi legati fra loro, i due argomenti, che a volte ci si dimentica di essere pescatori e ci si riscopre a discutere di rispetto per l ambiente, di ecologia. Argomenti che portano inevitabilmente ad un punto fermo sostenuto dai veri cultori di questo sport (considerare la pesca come uno sport era normale nel 1980. Oggi, per fortuna, la visione comincia a cambiare – ndr): il rilascio del pesce dopo la cattura. La soddisfazione del pescatore a mosca non culmina con la preda nel cestino ma di ripete ad ogni istante: il piacere di una bella imitazione, la gioia di un bel lancio, l’emozione della ferrata, il compiacimento della cattura, l’orgoglio del rilascio del pesce.
Tutto questo hanno cercato di condensare i due autori in un libro pieno di dati derivanti da tutta una serie, una lunga serie, di studi, di appostamenti, di riprese fotografiche. Queste ultime, in particolare, sono state effettuate (sono gli stessi autori a sottolinearlo), senza l’ausilio di apparecchiature speciali ma “sul campo” cogliendo il “momento giusto nel posto giusto”.
Clarke e Goddard sono dotati di una eccezionale esperienza maturata, nel senso più completo del termine, su molti fiumi. Il contenuto stesso del libro, tuttavia, li ha costretti a frequentare con una certa assiduità determinati corsi d’acqua in cui fosse loro possibile “vedere dentro”. E quale Paese, se non la Gran Bretagna, può offrire questa meravigliosa possibilità. Ecco quindi i nostri autori alle prese con i famosi, e spesso invidiati – “chalk-stream” di casa loro.
E da perfetti padroni di casa , non fanno mistero delle loro problematiche, delle difficolta locali, delle regolamentazione ivi vigenti e di tutto quello che ne deriva.
Al lettore italiano poco esperto di questo magnifico sport, potranno quindi sembrare strane alcune affermazioni; esso potrà rimanere meravigliato da alcune nozioni tipicamente anglosassoni per quanto riguarda la pesca a mosca “a scendere” o i “divieti di pescare con la mosca sommersa”.
Al lettore italiano, inoltre potranno mancare alcuni punti di riferimento pratico laddove gli autori citano situazioni tipiche e specifiche dei loro fiumi: acque trasparenti, pesci di grosse dimensioni, schiuse di determinati tipi di insetti, corsi o specchi d’acqua con particolari caratteristiche. D’altra parte la conformazione oro-idrografia della nostra penisola non è paragonabile con quella dell’Inghilterra.
Trovandoci nella condizioni di dover fare di necessità virtu, noi italiani siamo in grado di apprezzare e mettere positivamente in pratica gli insegnamenti che ci vengono trasmessi da appassionati che vivono realtà diverse dalle nostre. Prova ne è il fatto che da noi è nata e sta continuando a svilupparsi una scuola di pesca a mosca diversa dalle altre ma che dalle altre ha estrapolato le parti migliori.
Un caloroso grazie, pertanto, ai “colleghi” Clarke e Goddard, per averci trasmesso una parte del loro sapere permettendoci cosi di ampliare ancora di più il nostro corredo tecnico-culturale di pescatori.

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