La pesca a ninfa, secondo Leisenring

James "Big Jim" Leinsenring

James Leisenring, di Allenton, Pennsylvania, o Big Jim,  come era più comunemente conosciuto, è considerato da moltissimi pescatori a mosca il miglior “sommersista” dell’est americano se non addirittura del mondo. Il suo volumetto “The Art of Tying the Wet Fly” (L’arte della costruzione delle mosche sommerse) apparve per la prima volta nel 1941 ma fu perso ben presto di vista a causa della guerra. Venne riedito, ma per circa due generazioni fu quasi dimenticato.

…omissis…

 Leisenring non badava molto alla forma delle proprie ninfe preferendo basarsi soprattutto sul colore e sull’azione che avevano in acqua poiché le utilizzava soprattutto in quel lasso di tempo che precedeva la schiusa.

 

Le sue ninfe

…omissis…

Qualsiasi mosca sommersa attaccata ad un finale tende a girare su sé stessa per via dell’azione della corrente che preme, appunto, sul finale e sulla coda. Questo girare su sé stessa, mostrando ventre, zampe e fianchi, è completamente estraneo alla ninfa vera che, per contro, mantiene il dorso sempre verso l’alto. Ne consegue che il pesce non vede il ventre della ninfa, salvo quando questa si trova in posizione a lui superiore.

…omissis…

Leisenring usava questa tecnica particolare solo per pesci individuati, o che era certo fossero presenti in un determinato punto del fiume.

Era, per lui, un metodo molto preciso e, nel modo da lui usato, è certamente il sistema di pesca a ninfa più micidiale.

…omissis..il ventre 

 

Tre esempi di ninfe utilizzate da Leisenring

La tecnica

Leisenring studiava il luogo, le correnti, ii posto di stazionamento del pesce, il vento ed ogni altro fattore che avrebbe potuto influenzare il lancio. Alla fine, sceglieva il miglior punto da cui lanciare. Sapeva, inoltre, quale tipo di ninfa era presente in quel tratto di fiume ed utilizzava l’artificiale più consono.

La ninfa veniva lanciata abbastanza a monte in modo una volta affondata si venisse a trovare allo stesso livello, od anche più in basso, del pesce e ad una distanza di circa 60 cm. da dove questo era nascosto. Inoltre, la ninfa veniva portata davanti al pesce in linea retta dalla corrente. E per poter far questo, Leisenring doveva conoscere sia la velocità della corrente sia la capacità di affondamento del proprio artificiale.

Una volta che l’artificiale era giunto ad una distanza di circa 60 cm. dal pesce, ed in linea retta con to stesso, Leisenring tendeva la coda di topo portando il cimino (che si trovava vicino alla superficie dell’acqua) in posizione perfettamente verticale sopra to testa, il tutto con un movimento dolce, senza scosse.

E’ stato questo sollevamento (lift), od alzamento, che ha dato ii nome alla tecnica da lui impiegata. Se non si spaventa il pesce con dei falsi lanci o movimenti e se si esegue tutto quanto alla perfezione, questa tecnica di pesca a ninfa è efficace al 100%.

Tra l’altro, non richiede una perfetta imitazione delle ninfe che vivono nel tratto di fiume. Quello che invece imita alla perfezione è il movimento ascensionale dell’artificiale in superficie, l’emersione di molte friganee e di molte effimere.

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Un esempio fra i tanti

Ero intento a pescare in una buca piuttosto profonda e della superficie estremamente piatta quando mi capitò di individuare una trota in un punto in cui era facilmente avvicinabile fino a 3 metri.

Apparentemente la profondità dell’acqua, meno di un metro e mezzo, dava alla trota un certo senso di sicurezza. Il fondale era costituito da sabbia/limo con cespugli di vegetazione acquatica. Sapevo già, per via di numerosi studi precedenti e per esperienza passata, che in quel luogo non erano presenti che insetti piuttosto piccoli ed esili.

Inoltre, sapevo che nel raggio di oltre 1,5 km. a monte non vivevano mosche della pietra. Montai un’enorme stonefly nera su un amo del 4, 3XL. Era abbondantemente appesantita per pescare in acque veloci e fondo roccioso. Lanciai la ninfa a circa 2,5 mt. a monte del pesce: affondò come un masso nell’acqua calma e la portai verso valle con dei movimenti della canna, mantenendo la coda molto tesa, lungo il fondo.

A circa 60 cm. dal pesce, ben entro il suo raggio visivo, alzai bruscamente la canna sopra la mia testa, facendo compiere all’artificiale un movimento ascensionale. La ninfa partì dal fondo con un movimento ad arco verso la superficie, ma non vi giunse mai: la trota, che non aveva prestato la minima attenzione alla ninfa mentre questa se ne stava scivolando con la corrente, l’attaccò selvaggiamente appena le passò sotto il naso.

Era una bella preda, di circa 50 cm. e non certamente alle prime armi. Tuttavia, aveva preso un artificiale che non assomigliava per niente ai naturali esistenti nella sua zona. Anzi, era proprio tutto l’opposto.

 

Come ho già detto, la scelta della ninfa non è critica. Tuttavia, ho maggior fiducia se la mia mosca ha una qualche rassomiglianza con l’insetto naturale del luogo. Per questo motivo, la mia prima scelta cade sull’imitazione di una friganea (caddis) allo stadio pupale (almeno, nella maggioranza dei casi).

Sebbene mi capiti raramente di mancare un pesce usando il Leisenring Lift, vi sono dei momenti in cui non è per nulla efficace. Sono casi in cui sembra che sia stato io a spaventare il pesce, mettendolo sul chi va là.

Quando questo accade, la trota non scappa nel suo rifugio o comunque in luoghi più sicuri: al contrario, si appiattisce sul fondo e rimane lì, ben in vista ed immobile nel modo più assoluto. In questi casi è impossibile fare salire la trota, salvo che con un candelotto di dinamite.

Personalmente riservo il Leisenring Lift solamente a pesci visibili o per punti di stazionamento che conosco bene e vado, quindi, sul sicuro.

Impiegato in questa maniera, torno a dire, è il sistema di pesca sotto la superficie più redditizio che io conosca per catturare grosse trote.

Nella famiglia delle Effimere, i generi Ephemera, Hexagenia, Callibaetis, Epeorus, Rhithrogena, Stenonema ed Ephemerella emergono in superficie compiendo un movimento ad arco verso valle, movimento che è imitato alla perfezione con il sistema di Leisenring. Ma siccome  emergono molto velocemente e restano a lungo in superficie prima di prendere il volo, imprigionate nella pellicola superficiale, preferisco in questo caso utilizzare, imitando le Baetis, Rhithrogena, Stenonema ed Ephemerella, il sistema di Skues.

…omissis…Insisteva nell’affermare che il colore dell’artificiale doveva essere uguale a quello del dorso della ninfa vera e che per l’imitazione ci si doveva basare sugli insetti presenti nello specchio d’acqua in cui si svolgeva l’azione di pesca.Riteneva infatti che l’azione fosse più importante della forma e riusciva ad ottenere i movimenti giusti non solo impartendoli con spostamenti della canna od utilizzando la coda di topo per trattenere o spostare la ninfa, bensì utilizzando, nella costruzione dei suoi artificiali, dei materiali soffici che davano vita, grazie all’azione della corrente, alla sua creazione.

(I contenuti sono tratti da Nymph Fishing for Bigger Trout, di Charles Brooks, Crown Publishers, New York)