Imparare, basta volerlo / 2

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Dal capitolo precedente…

Tre minuti passarono lentissimi. Il fuggiasco era a 50-60 mt da noi. A me venne una mezza sincope: a due spanne dal mio ginocchio vidi un “qualcosa” che su muoveva nell’acqua e con un guizzo si portò in superficie a prendere quel che noi non avevamo visto. Forse un bruco, una farfallina. Chissà. Tornò sul fondo veloce, per poi risalire a mezz’acqua, in caccia. Per il momento, era tranquillizzata.

“Dai, tocca a te…” “No, mi rifiuto. Voglio proprio vedere come si fa a prendere quel pesce da questa posizione… A te l’onore”. 

Bell’onore!!! Se fallivo mi coprivo di vergogna e d’altra parte ero con le spalle al muro. Non fallii che a metà. Il lancio venne bene, coperto quasi completamente da un masso, la trota non mi poteva vedere. Ma la ferrata, forse per la posizione scomoda o per la mia imperizia, servì solo a pungere la trota.
Non si sarebbe fatta più viva per tutto il giorno. Imprecando, salimmo più in su. L’amico capì di aver capito la lezione, anche troppo.

Dopo altre buche e qualche trotella indecente da parte di  tutti e tre, Secondo decise di accamparsi alla testa di una buca enorme nella quale aveva visto delle trote, e discrete, bollare.

Ma non aveva visto che passando accanto alla buca le nostre ombre si erano proiettate sul fondo e che le trote, spaventate, si erano incollate là sotto invece di scappare. Era convinto che i pesci non ci avessero visto e che se ne stessero lì a ninfare. Contava di farli salire ma non aveva notato che le trote non ninfavano affatto. Lo lasciammo a meditare se valeva la pesca perdere tanto tempo per lasciare cosi tante mosche sugli alberi accanto… Lì ci voleva un lancio, magari due, ma non di più e soprattutto non ci dovevamo far vedere inizialmente dalle trote.

Passa il tempo e ci ritroviamo uniti ancora, per una pausa. Fra un morso al panino ed una battuta spiritosa salto fuori l’argomento odioso: la scelta della mosca. Mi vengono in mente ancora le prime partecipazioni al Fly e le “rotture” procurate ai più anziani di me con queste domande che pur se odiose che siano (adesso, s’intende!!!) sono di prassi: tutti più chi più chi meno ci siamo passati. E, onestamente, devo ringraziare i vari Luciano, Carlo, Mario e tanti altri ancora per la loro pazienza.

Fu Primo a cominciare a dubitare che le sue mosche non andassero per quel torrente. “Sono troppo piccole” gli dico io. “Ma quale piccole, mi fa, sono troppo grosse: ne ho bollettate un mare perché le
trote non riesco a prenderle in bocca. Infatti gliele strattono sempre via prima che possano inghiottirle…”

Lo guardo allibito: “Dico! Hai mai visto com’è grande la bocca di una trota? A momenti di passano due dita, se non addirittura tre. Sono troppo piccole, dai retta a me. Le bolletti non perché gliele strappi via di bocca ma perché vedi la bollata in ritardo proprio perché non vedi bene la mosca.”

Vogliono vedere cosa uso io. Restano allibiti dalla mia scatola piena di Whickham’s Fancy e di March Brown, tutte su ami dal 14 al 10.

“Sarò stupido, ma io credo che prima di tutto si debba vedere la mosca per poter giudicare il momento di ferrare”.

Non volli mettere la cosa sul prestigioso o sui magico e lasciai loro il sospetto del dubbio.

Riprendiamo a pescare: dopo un po’ si fermano a turno un poco più indietro. Guardo meglio: non hanno più le sedge montate sul 18 ma una Irresistible sul 12 ed una Tricolor sul 14. “Più grosse non ne abbiamo” dicono all’unisono. Prenderanno, prima di sera, 5 trote a testa. Con una sola bollettata.

Non c’é che dire, era una giornata veramente fortunata e, ad essere sincero, stentavo di credere che pescando in tre su un torrentello di quelle dimensioni si fosse riusciti a prendere un così elevato numero di pesci.

C’è questo da dire: di trote ce n’erano un’infinità. E per prenderne una ventina in tre dovemmo fare un ben po’ di strada. Nel senso che se fosse stato un solo pescatore, nelle stesse circostante, avrebbe raggiunto quella quantità magari facendo solamente un quarto del cammino da noi compiuto. E’
logico: essendo in tre il posto risulta molto più disturbato e quindi è necessario percorrere più buchette e lame prima di prendere il pesce successivo.

Ma venne il problema tecnico. Entrambi i miei amici (e, ammettiamolo, anch’io) eravamo spesso incompatibili con le piante. Diciamo pure che 5 lanci su 7 finivano con il prendere foglie dei vari rami protesi sul torrente.

Lascio immaginare a voi il risultato: oltre alla perdita di tempo (e di mosche!) lo scompiglio creato causava un fuggi fuggi fra le trote. Motivo di tanto accanimento ai rami? L’insistenza a fare lanci verticali!

—-continua—-

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Consigli di Pesca – Fly Angling Club di Milano – Settembre 1980

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