Imparare, basta volerlo / 3

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Dal capitolo precedente (2)

Terzo e ultimo “atto” dell’intera storia. Potete commentarla, se volete. O fornirci ulteriori spunti di discussione.

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“Ma io non sono capace di fare lanci orizzontali. Non me l’ha insegnato nessuno…”. Non è facilissimo, è vero, ma basta provare qualche volta. Chissà perchè si ostinavano a fare i lanci verticali anche quando il cimino andava a sbattere contro i rami sopra la loro testa!

Devo dire che i miei amici mi avevano visto pescare ben poco, essendomi quasi sempre tenuto alle loro spalle. Quindi quando dissi loro di lanciare come facevo io, ossia, inginocchiato, restarono allibiti. 

Eppure, lo constatarono, non era affatto difficil cosa… Ma il fatto di restare in ginocchio durante il lancio dava loro l’impressione di scomodità, di non precisione e, soprattutto, di mancanza di stile, però ci provarono. Notarono subito che potevano restare bassi sull’acqua, o addirittura dietro un sasso,
pur conservando la visibilità della mosca in acqua e soprattutto riducendo i fattori di impaurimento della trota.

Passarono poi a criticare il finale. In effetti il loro era un po’ lunghetto (mt 2,80) ma il problema maggiore era dato dalla fragilità.

In un paio di occasioni Secondo agganciò una trota mica malaccio in acqua molto mossa (diciamo, in effetti, che si era agganciata da sola in quanto l’amico non se ne era accorto, sempre per via della mosca troppo piccola e che non galleggiava proprio per niente ). 

Sulla autoferrata del pesce, il finale si era rotto. “Il filo è marcio… quel ladro mi ha fregato…”

Poi mi rivelò che il finale terminava sempre con uno 0.14. “Perché, mi disse, così il pesce vede meno il nylon.”

Certo, queste nozioni gliele aveva dette qualcuno al club e con piena ragione. Ma evidentemente parlava di acque piatte, cristalline, pure.

Non era certo un pescatore di torrenti spumeggianti e scoscesi. Gli consigliai di cambiare il finale con uno più corto, più potente e terminante con un 0.18.

Non è troppo grosso, credetemi. Quando prendi una trota in quelle condizioni c’è poco da scherzare.

E se vi capita di doverla tirar su di peso lungo un masso sul quale siete in ginocchio in bilico, con la paura di scivolare in acqua? 

“Non abbiate paura. Il finale, la trota non lo vede mica. Certo, poi non andatemi a pescare su una lama liscia e trasparente con lo stesso finale! Oppure, andateci ma non dite in giro che ve l’ho consigliato
io…”

Torniamo in macchina stanchi, ma felici. Io perché sono riuscito nonostante tutto (credete che sia facile pescare dovendo dar retta a due scalmanati?) a fare un paio di belle catture di buona misura e loro perché ebbero modo di imparare delle cose che, se avessero continuato a studiarle sui libri, ci avrebbero impiegato 5 anni come il povero sottoscritto…

Impararono tante cose, ed altrettante ne insegnarono a me. Prima di tutto impararono a fare domande, molte domande, soprattutto sensate, ragionate. E mi insegnarono che si prova piacere non solo a prendere il pesce ma anche vedere gli altri prenderlo nel modo giusto e sportivo.

Impararono che non si attacca mai una buca ritti su di un sasso, oppure camminando sbadatamente dentro all’acqua guadando un tratto di fiume. Capirono come avvicinare le trote fino ad un metro, e prenderle. Ed imparai che l’amicizia si forma si sulle rive di un fiume o nei locali di un club ma che la stima si guadagna senza sbruffonate e la si conserva nel rispetto delle capacità e conoscenze degli altri.

E poi, soprattutto, impararono che nella pesca in generale, e in special modo a mosca, non vi è nulla di categorico e definito, nulla si dogmatico e di imperativo. Capirono che un conto è la pesca nelle lame piatte di un torrente del piano e un’altra cosa è l’arrampicata sui massi di un torrente di montagna. Che le trote sono tutte uguali ma nello stesso tempo diverse una dall’altra. Che sono difficili, per un verso o per un altro. Che il torrente non perdona gli sbagli come come non li perdona il fiume piano.

Che la pesca a mosca è come il mondo: bello perché vario.


Consigli di Pesca – Fly Angling Club di Milano – Settembre 1980

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