Imitazione perfetta: sì o no?

Non è insolito, per uno scrittore, firmarsi con degli pseudonimi. Così come Halford (noto con il nome di “Detached Badger”), anche Skues si firmava con nomi diversi come, per esempio, “Val Conson” (derivato da VALuable CONsideratiON). E con questo pseudonimo firmò alcuni articoli.

Fra i tanti, uno in particolare è meritevole di approfondimento perché ci permette di fare delle considerazioni sulla necessità di utilizzare, oggi come allora, l’imitazione più esatta possibile degli insetti oggetto delle attenzioni dei pesci.

L’articolo – di cui si riporta un estratto – apparve sul The Field il 18 ottobre 1891.

“…. Quest’anno ho provato a pescare con la mosca sommersa sull’Itchen. Il fiume era coperto di moscerini, e c’erano delle “small Pale Watery Dun” (*) che scendevano con la corrente. I pesci, tuttavia, prendevano solo qualche moscerino qua e là. C’era poco vento ma in un angolo, dove si erano raggruppate molte carcasse di effimere morte, notai una grossa Dark Olive (Baetis rhodani) non ancora schiusa completamente.

Ho quindi provato con una Pale Watery Dun, poi con una piccola Pink Wickham, con dei chironomi, e poi con una Blue Quill. Sempre inutilmente.

Poi, intorno all’una, mi è capitato di provare con una grossa Dark Olive semi sommersa. Il pesce aveva praticamente smesso di bollare, ma c’erano ancora migliaia di moscerini presenti.

Ho individuato il pesce ed ho bagnato ben bene la mosca prima di presentarla alla mia possibile preda senza tuttavia asciugarla. Il pesce se l’è portata sotto, ed è finito nel mio cestino. Dalla una alle 3 ne ho presi una decina, di cui 3 rimessi in acqua. Tutti catturati con la grossa Dark Olive semi-sommersa.

Non vi furono altre schiuse fino al giorno dopo. Esaminai il contenuto stomacale di alcuni dei pesci catturati e non vi trovai altro che un ammasso di moscerini; di Olive nessuna traccia…”

L’articolo venne pubblicato in piena “rivoluzione halfordiana” e l’autore stava cercando di proporre il pensiero “skuesiano” (suona veramente male!!!) a favore della pesca con la mosca sommersa sui chalk-stream e nulla vieta di pensare che Skues lo scrisse proprio per “smontare” le convinzioni di Halford.

Senza voler innescare una ulteriore polemica sull’argomento, mi viene spontaneo chiedermi: ma allora, a cosa serve tutta questa importanza data alla “imitazione esatta”? L’episodio riportato fu solo un caso oppure è la regola?

Personalmente posso confermare di aver catturato in più occasioni con la sommersa nel ben mezzo di una schiusa con relative bollate ma questo non mi mette nella posizione di dare giudizi o stabilire dei dogmi.

Perché, per fortuna, nella pesca a mosca non vi è nulla di certo e tutto è il contrario di tutto.

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(*) Era – e in parte è ancora – uso in Inghilterra designare le effimere non con il nome scientifico ( Baetis fuscatus in questo caso, ma con la denominazione data loro dai pescatori.

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