Il palmer, questo sconosciuto

Tutti i pescatori a mosca conoscono (o dovrebbero conoscere) i “palmer”: mosche realizzate con sole hackle avvolte lungo tutto il gambo dell’amo (famosa la “Bivisible” bianca/nera o bianca/marrone o addirittura tre colori, la “Tricolor”), in alcuni casi con ali o inanellatura (come la Wickham’s Fancy).

Alcuni fanno risalire il nome al significato della parola “palmer=bruco” poiché le hackle così numerose ricordato le zampette di questo animaletto che non così di rado casca dai rami lungo i quali si arrampica e che una volta sulla superficie dell’acqua si muove in modo scoordinato e sconclusionato.

In realtà l’origine del nome di questa mosca artificiale sembra legata ai Crociati ed ai pellegrini che tornavano alla propria casa dalla Terra Santa portandosi sulle spalle delle foglie di palma (le punte delle cui foglie li facevano somigliare a degli insetti). Soprattuto quegli uomini che girovagavano qua è là dopo aver fatto voto di povertà.

Per associazione, si iniziò a definire “palmer” (*) quegli insetti che si muovono in modo scoordinato e sconclusionato. In particolare, si riteneva che i bruchi fossero usi a compiere in tal modo lunghe distanze: da qui la definizione di “palmer worm”, ossia bruchi/vermi che si muovono in modo scoordinato per lunghi tratti.

In effetti, queste imitazioni rendono meglio se fatte muovere (dragare, pattinare, scivolare…) accompagnandole a valle valle verso il pesce.

Non solo bruchi, però: c’è anche chi li considera imitazioni di insieme, in grado di rappresentare diverse specie di effimere in diversi stadi (emergente, subimago).

Personalmente ho fortissimi dubbi ma la pesca a mosca è fatta anche di questi.

(*) Palma in inglese si traduce con “palm” e “palmer” è la trasposizione del verbo in soggetto: “colui il quale compie l azione di quel verbo”: to work – lavorare // workers – lavoratore — palm – palma // palmer – colui il quale trasporta le (foglie di) palma)

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