Il Mignone è vivo!!!

Con la paura nel cuore, stamattina sono tornato sul Mignone.

Paura perché ho visto come era ridotto a pietraia tra giugno e settembre dopo la secca del 2017, con l’acqua che in alcuni tratti passava sottoterra per decine di metri tra le poche buche fangose e piene di alghe filamentose rimaste, dove si affollavano i
pesci sopravvissuti. Sopravvissuti al caldo, alla poca acqua, alle fiocine dei soliti furbi.

Le buone notizie da parte di Carlo sulla presenza di acqua, pesce e di cavedani anche di taglia mi avevano
rinfrancato, ma volevo proprio vedere con i miei occhi.

Quindi, approfittando di una improvvisa insonnia mattutina, parto speranzoso alle 6.30, alle 7.30 sono sul
fiume e mi avvio a piedi per raggiungere i miei posti; alle 8.00 inizio a pescare.

Pesco lento e faccio pochi spot perché fa caldo, e addirittura alle 10.30 smetto di pescare perché sono
proprio soddisfatto e contento.

L’acqua non è tantissima, ma c’è. Le alghe filamentose hanno già colonizzato i tratti più lenti, ma ci sono
tanti spazi liberi. I cavedani si vedono poco, le carpe per nulla, ma c’è in giro una quantità enorme di
novellame che fa ben sperare per il futuro.

Quei pochi cavedani che girano sono aggressivi, ben pinnati, sani e forti. La schiusa di effimere che mi accoglie all’arrivo e che dura fino alle 8.30 conferma che il fiume è vivo.

Le catture, tutte con emergente olive amo 14 e poi con bacarozzo in foam nero amo 10, sono state tante, la
maggior parte roba di un palmo e anche meno, ma non solo…

The river is not dead!!!

(G. F. Mastri)

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