Il diametro della punta del finale

Fra le tante domande che ci vengono rivolte dagli allievi durante i corsi di lancio che il club organizza ogni anno alcune riguardano i finali: conico o a nodi? di che lunghezza? e, soprattutto “che diametro deve avere la punta alla quale colleghiamo la mosca?” 

Poiché siamo propensi a ridurre al minimo lo stress del pesce durante il recupero, a quest’ultima domanda siamo soliti rispondere “il diametro più grosso che permetta all’artificiale di muoversi correttamente”. 

Per i più tecnici, tuttavia, proponiamo quanto due autori americani (D.L. Puterbaugh e P.N. Fling) hanno scritto in un loro libro (Fly Fisherman’s Primer –  1985) pubblicato in italiano da Ottaviano (1987) e successivamente da Fratelli Melita (1990) con il titolo “Pescare a Mosca”.

 

“Per punta del finale si intende, solitamente, il tratto di filo al quale si collega la mosca artificiale. Nei finali a nodi si tratta dell’ultimo spezzone di monofilo il cui diametro determina, ovviamente, anche quello di tutta la punta. Nei finali conici, invece, dove il diametro non è mai costante in nessun punto, il diametro della punta è determinato dagli ultimi due pollici della “punta” stessa. 

Per definire il diametro di punta di un finale vengono usati una “X” e un numero: 4X, 5X, 6X e così via. La numerazione è inversamente proporzionale: a numero maggiore corrisponde un diametro minore. Eccovi una semplice formula che vi aiuterà a determinare il diametro reale. 

Il punto di partenza è 0X, corrispondente a 0,011 pollici. Detraendo il diametro dello spezzone in millesimi di pollice da 11 possiamo determinare il valore di X, In altre parole, un monofilo di 0,007 pollici corrisponde a 4X (11-7=4); uno di 0,005 pollici equivale a 6X (11-5=6) e così via. Alla stessa stregua, un monofilo 4X equivale ad un diametro di 0,007 pollici detraendo il valore di X da 11 (11-4=7).”

Ma come si determina quale diametro di filo meglio si adatta alle varie misure di artificiale? Esiste una sorta di regola, meglio conosciuta come “Regola del quattro”:

“Basta dividere per quattro il numero dell’amo su cui è costruita la mosca. Per esempio, se si sta usando una mosca su amo del 12, il finale ideale deve avere una punta di 3X (12:4=3); con un artificiale del 16 si avrà un finale di 4X (16:4=4) e così via. Una mosca su amo 14 può andare su una punta 3X o 4X.”

In Italia, siamo abituati a ragionare per millimetri e questa faccenda della misurazione in pollici può crearci qualche problema. Ecco allora una “tavola di conversione” che può darci una mano e presente nel libro in questione: 

Valore di “X”  corrisponde a mm (circa)
6X 12/100
5X 15/100
4X 17/100
3X 19/100
2X 21/100
1X 24/100
0X 27/100

                                                                      

“Un ultimo particolare di grande importanza: il limite di rottura della punta NON ha assolutamente nulla a che vedere con il nostro tipo di pesca, anche se capita spesso di sentire pescatori a mosca, e non solo principianti, affermare di pescare con una punta da 2 libbre, o da 2 libbre 3/4 e cosi via. Il carico di rottura di una punta di finale è esclusivamente un’espressione per determinare quanta forza è necessaria per rompere il filo.

Un monofilo 4X può avere un carico di rottura che va da 2 1/4 a 3 1/2 libbre, a seconda del tipo di nylon.”

(Da Fly Fisherman’s Primer – D.L. Puterbaugh / P.N. Fling – Sterling Publishing Co, Inc (SA) – 1985

“Pescare a Mosca” – Ed. Ottaviano, Milano – 1987

“Pescare a Mosca” – Ed. Fratelli Melita Editori, La Spezia – 1990)

 

 

 

 

 

 

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