Fare un corso di lancio serve?

Un nostro socio, che ha frequentato il corso di lancio del Club non molto tempo fa e che ha già espresso le sue considerazioni in un precedente “pezzo”, ci ha voluto far pervenire una sua recente esperienza su uno corso d’acqua “di casa nostra”, dove le condizioni ambientali non sono per nulla facili e che richiedono in moltissimi casi una gestione dell’attrezzatura di una certa levatura. Al di là della piacevolezza del racconto, tipico delle prime uscite, vorremmo attirare l’attenzione sulle sue considerazione “filosofiche” (attenzione per l’ambiente, interesse per ciò che ci circonda…) e sul “P.s.”, dove in pochi righe si concentra sull’utilità del corso e non cela la sua soddisfazione per i risultati ottenuti e che sicuramente otterrà in pesca. Soddisfazione che non possiamo non condividere, consci di aver contribuito – sebbene in piccola parte – alla divulgazione di questa nostra passione in Terra di Tuscia.
 

 
Tutto è iniziato un sabato sera, dopo mesi di astinenza da questa splendida passione che è la pesca.
 
Così – erano “solo” le due del mattino… – ho “e-mailato” (???!!!) a un amico, non pescatore, che mi chiedeva da tempo di portarlo con me non appena avessi deciso di ritornare sul fiume. 
 

Come al solito, ero già pieno di entusiasmo solo all’idea di mettere la coda di topo in acqua e non vedevo l’ora di mostrare al mio amico cosa fosse la pesca… lo stare in mezzo alla natura in completo relax… la carica di adrenalina che ti assale quando ti ritrovi in canna un pesce di tutto rispetto o anche il solo vedere le mangiate sulla secca appena proiettata in acqua, magari su una corrente in entrata su una bella buca… Insomma, già sognavo e sicuramente non mi ero ancora svegliato per bene!

Come deciso in precedenza, siamo andati sul Treja ma – non ci crederete mai – pur abitando a 10km da Civita Castellana, non c’ero mai stato prima.  Logico, quindi, approfittare dell’occasione per fare un po’ di esplorazione, finendo con il dedicare soltanto una mezz’ora all’azione di pesca vera e propria.

Poco dopo aver imboccato la strada bianca una volta abbandonata la strada principale si iniziava a sentire lo scorrere dell’acqua e, come è ovvio e naturale, ci siamo ripresi dal sonno strada facendo abbandonando così definitivamente il mondo dei sogni. 

Ero in fermentazione, sembravo elettrico, non vedevo l’ora di pescare! Proseguendo per quella strada ci siamo fermati al termine della stradina e, dopo un rapido cambiamento di abiti, abbiamo dato il via alla perlustrazione.

Dopo circa 2-300 metri di camminata abbiamo trovato un punto d’accesso in mezzo alla fitta vegetazione che lambisce il corso d’acqua; purtroppo l’ingresso al fiume era piccolo e stretto e, avendo un solo paio di wader, non li ho indossati per non lasciare indietro il compagno di pesca.

Poco più tardi, dopo una bella passeggiata di un chilometro o giù di li, abbiamo trovato altre 3 stradine poco distanti l’una dall’altra: presa la più comoda siamo sbucati su una spiaggetta di una decina di metri: un posto perfetto.

In quel momento non sapevo se fosse più forte la sensazione di assoluto relax o la frenesia “piscatoria” che ci assale ogni volta che troviamo quello che sembra “il posto della giornata”, quello che speriamo ci regali non si sa cosa… 

Sono tornato di corsa alla macchina (“corso” è un parolone… diciamo camminato molto velocemente) e, una volta indossati gilet e wader e presa la canna e ripercorsa tutta la strada, mi sono fiondato sulla riva.

Ero proprio in un punto in cui la corrente rallentava in una piccola buca: subito dopo la parte di fiume pescabile si restringeva a un metro e mezzo al massimo (dall’altra parte, dove mi trovavo io, c’era talmente poca acqua che non mi bagnavo nemmeno le caviglie). Per non lasciare solo il mio amico che era venuto proprio per vedere cosa significa andare a pesca, mi ero dato un raggio d’azione di una ventina di metri in totale.

Per prima cosa ho fatto una cosa che nessun pescatore a mosca dovrebbe fare: invece di osservare attentamente l’ambiente che mi circondava, ho preso la prima mosca (secca, in questo caso) che mi è capitata e ho iniziato a pescare, senza guardarmi intorno per capire se almeno c’era attività a galla o no!

Fortunatamente i cavedanelli presenti erano ben disposti e non si sono fatti attendere. Parecchi erano sicuramente di piccola taglia, non riuscivo a pungerli con una mosca su amo del 12, ma alla fine sono riuscito a portarne a riva un paio.

Appena presi, li ho subito mostrati con estrema delicatezza ai due spettatori prima di rimetterli in acqua. Avete letto bene, ho detto due! infatti si era aggiunto un simpatico signore munito di sdraio per prendere il sole…

Io ed il mio amico eravamo uno più entusiasta dell’altro, non tanto per le 2 catture ma per la buona attività ittica, segno che il fiume pullula ancora di vita nonostante il recente disastro che ha arrecato enormi danni al patrimonio faunistico ed ambientale di quell’ecosistema: c’è veramente molto potenziale!

Ancora pieno di speranza e felicità, mi sono portato alla buca a monte per fare un paio di lanci e… no, questa volta non si trattava di pesci. Si è avvicinata una coppia di libellule che alternavano brevi ma bellissime danze ad istanti di riposo sulla mia canna.

Per non disturbarle sono rimasto immobile e loro erano lì, incuranti di quell’intruso venuto a rompere la quiete che regnava fino a poco prima, regalandomi uno spettacolo stupendo.

Ce ne siamo andati poco dopo, contenti e soddisfatti: questa volta il Treja era stato generoso. Chissà se lo sarà anche la prossima…

P.s. L’azione di pesca? l’ho fatta facile ma vi assicuro che di trovavano in un punto del fiume più intricato di quanto pensiate ma, grazie alla tecnica acquisita durante il corso (non sono un campione, sia chiaro, ma vi assicuro che a fine corso si è in grado di lanciare nei posti più impensabili purché, beninteso, ci si metta impegno e passione. Come in tutte le cose, senza queste due componenti non si va da nessuna parte, nemmeno in una partita a carte) sono riuscito a lanciare proprio sotto i rovi che scendevano sulla sponda opposta. Diversamente, non so se i pesci avrebbero risposto altrettanto bene alle mie offerte…

In sostanza, è stata una buona occasione per curare la delicatezza della posa e far ancora più pratica con alcuni tipo di lancio che mi saranno sicuramente utili in tante altre occasioni.

Michael Bianchi

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