La pesca a ninfa, secondo Skues

Skues nel suo completo da pesca. Si notino il lungo manico del guadino (circa 1,80m) e l'assenza di stivali: del fiume, entrare in acqua non era - al contrario di oggi - una pratica molto diffusa.

G.E.M. Skues è considerato, sia in America sia in Inghilterra, come il padre della pesca a ninfa; tuttavia sono pochi quelli che sanno che iniziò come pescatore a mosca secca e discepolo di Halford.

Accanito sostenitore della mosca secca, esaltata nei libri di Halford, si sentì colpevole la prima volta che utilizzò una sommersa in uno dei chalk stream dell’Inghilterra del Sud.

Accadde nel 1892 e la causa fu un pesce che, sebbene in piena attività, continuava a rifiutare le sue mosche secche. Sostituita la secca  con una sommersa, il pesce in questione fu subito catturato. 

L’anno successivo la cosa si ripeté e questi due avvenimenti diedero da pensare a Skues.

La sommersa era stata per secoli l’unica mosca usata su quei fiumi: perché ora veniva considerata non solo inefficace ma anche e perfino illegittima?

Tuttavia, egli era troppo timido per andare contro il codice morale di Halford, secondo il quale la secca era l’unico sistema sportivo e “valido” per le trote dei chalk stream. Per 7 od 8 anni, quindi, utilizzò la sommersa solamente per prendere quei pesci che rifiutavano ostinatamente la secca. Tutto quanto con uno spirito da eretico.

La pubblicazione di Fly Fishing da parte di Grey nel 1899 portò Skues a rivalutare le proprie idee e dal quel momento pescò liberamente sotto la superficie con maggior confidenza e con la consapevolezza che alcune delle mosche sommerse da lui usate erano una imitazione, seppur approssimativa, di ninfe.

Nascita di un mito

Ma l’uso incondizionato e considerato un modello di ninfa vero e proprio arrivò più tardi. L’amico R.S. Austin aveva ideato una nuova mosca secca che aveva poi inviato a Skues nel 1900 per fargliela provare sull’Itchen. (http://www.tusciaflyclub.org/prodotto/tups-indispensable/)

A causa del materiale usato per la costruzione (peli di testicolo di montone giovane) Skues la battezzò Tup’s Indispensable (Tup = Montone;  Indispensable = Indispensabile). La coda era costituita da hackle Blue Dun (Honey Dun), il corpo in seta di montaggio giallo pallido, ii torace (la prima mosca artificiale ad averne uno) in lana rosa tendente al crema ed hackle Blue Dun pallido od Honey Dun (due giri). Può essere interessante sapere che le mosche inglesi, che sono in genere molto piccole, hanno in solitamente il corpo in seta. Inoltre le hackle sono più morbide rispetto ai modelli americani.

Skues ottenne buoni risultati con questa mosca e la utilizzò spesso. Nel 1906 o 1907 stava tentando senza successo una trota che bollava quando si verificò un’altra di quelle coincidenze di cui è piena la storia della pesca.

Stava usando una mosca “commerciale”, costruita con hackle molto soffici. Ad un lancio, proprio di fronte alla trota che l’aveva rifiutata in precedenza, andò sott’acqua e fu subito accettata. La sorpresa fu grande, e Skues ruppe il finale sulla ferrata. Tuttavia, ebbe molto successo con la stessa mosca usata più tardi come sommersa e, da quando aveva iniziato ad osservare le ninfe naturali alcuni anni addietro, si rese conto che la Tup’s somigliava più ad una ninfa piuttosto che ad una mosca secca.

Era il torace che le dava questa rassomiglianza e da allora Skues cominciò ad usare questo modello come sommersa, costruendola però con hackle di gallina ottenendo risultati migliori.

Pare che la prima imitazione dal vero di una ninfa risalga al 1908. Nei suoi scritti, l’autore è alquanto vago per quanto riguarda le date e la prima occasione in cui cita di aver appunto costruito una ninfa copiandola da un naturale risale a questo anno.

Tuttavia, risulta evidente che già da diverso tempo utilizzava mosche sommerse ad imitazione di ninfe. Se riteniamo corretto quanto affermato sopra, dobbiamo considerare allora il 1908 come l’anno della nascita della pesca a ninfa propriamente intesa.

La Tup’s Indispensable, da “The History of Fly Fishing in Fifty Flies” di Ian Whitelaw, dove è evidente la presenza del torace. Il dressing originale prevedeva l’impiego di hackle di gallo e successivamente di gallina per farla affondare più facilmente.

Quelli che hanno sentito parlare di Skues od hanno avuto l’occasione di leggere i suoi scritti, avranno senz’altro avuto l’impressione che egli fosse un “purista” della pesca a ninfa e disdegnasse la pesca a mosca secca. Nulla di più errato: era un pescatore a secca molto in gamba e per tutta la sua vita ha sostenuto che la pesca a ninfa fosse solamente un sistema di pesca ausiliario, come afferma nel suo Minor Tactics of the Chalk stream, il suo primo libro sulla pesca a mosca sommersa ed a ninfa.

Per capire il motivo per cui divenne un pescatore a ninfa è indispensabile avere un’idea dei fiumi da lui frequentati: il Test e l’Itchen, i due principali chalk stream inglesi, entrambi alimentati da sorgenti e scorrenti in valli piatte su un letto gessoso molto poroso.

I Corsi d’Acqua

In Inghilterra, quando un fiume attraversa un determinato territorio, esso diventa proprietà del possessore del fondo. Questi fiumi sono da più di 1000 anni proprietà di contadini inglesi, che li hanno “addomesticati” al punto che ora sono poco più di canali in quanto la loro corrente è stata deviata per irrigate i campi contigui.

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Le piene non esistono: il fiume può subire un abbassamento del livello ma anche le piogge più prolungate e battenti non lo fanno alzare di molto. Questa stabilità di livello è forse il più importante fattore per la vita degli insetti, dei pesci e dei pescatori. Il secondo fatto in ordine di importanza è la ricchezza di minerali. La pioggia, attraverso il terreno, crea acido carbonico che, una volta raggiunto il “gesso” (carbonato di calcio), lo dissolve e lo trasforma in carbonato di calcio solubile, minerale di somma importanza per la flora e la fauna acquatiche, di cui i chalk stream sono estremamente ricchi.

 

Gli scienziati hanno trovato circa 8000 ninfe in un solo metro quadrato di fondale in uno di questi fiumi. Le ninfe inglesi non sono molto grosse ma è la loro massa che dobbiamo considerare se vogliamo capire la tecnica di pesca di Sawyer e Skues.  Le piante acquatiche sono così prolifiche che devono essere tagliate una o due volte per stagione.

Le Ninfe

Dopo la schiusa delle uova, la ninfa trascorre un breve periodo sul fondo. Ma con la crescita il luogo diventa effettivamente sovraffollato ed in questi casi gli individui più deboli sono costretti ad allontanarsi in cerca di luoghi migliori, venendo così a costituire una ghiotta preda per i pesci che li attendono al varco.

Skues riteneva che tutti i pesci in bollata da lui presi con una ninfa fossero in caccia di ninfe appena prima della schiusa. Non era però al corrente di quanto ho appena detto. Comunque, dal numero di volte in cui cita la cattura di un pesce con una ninfa per periodi di 1 o 2 ore prima che inizino a “bollare” in superficie, sembra evidente che i pesci non prendevano quelle ninfe pronte alla schiusa bensì quegli esemplari allontanatisi a causa dell’eccessivo affollamento.

Skues basava le sue affermazioni sul fatto che nello stomaco dei pesci da lui catturati erano presenti ninfe “quasi” mature. Inoltre,  credeva, a torto, che la trota non si alimentasse di ninfe ad una profondità superiore a pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua. Il fatto che le autopsie dei pesci da lui catturati non rivelassero la presenza di ninfe immature lo portò a concludere che il  pesce stava cibandosi per forza in superficie, ossia ghermendo prede mature per la schiusa.

La Tecnica

Si rifiutò quindi di lasciar scendere l’artificiale più verso il fondo. La rapidità della digestione dei pesci e la profonda convinzione delle proprie idee gli impedirono di trovare la soluzione ai suoi errori. Fra i suoi “credo”, vi era anche questo, sostenuto con estrema convinzione: non bisogna mai “pescare l’acqua” sempre o con qualsiasi tecnica. Se fosse stato costretto a pescare a secca o a sommersa od anche a ninfa alla cieca, scandagliando l’acqua, avrebbe probabilmente rifiutato di farlo.

 
Immagine di Skues in azione di pesca. (“G.E. M. Skues, the man of the nymph” di Tony Harter.)

Attualmente, questa teoria è ritenuta, in Inghilterra, una regola comune, a testimonianza di quanta presa abbiano fatto le convinzioni di quest’uomo. Sebbene nel nostro paese (America – NdT) non vi siano fiumi con le caratteristiche che distinguono quelli inglesi, e che diedero modo a Skues di applicare e divulgare il suo sistema di pesca, il suo metodo può rendere molto al pescatore quando si trova di fronte ad una attività di pre-schiusa, ossia quando vi è una grande concentrazione di ninfe pronte ad emergere.

Però va sottolineato che questi sono periodi molto brevi, ed io personalmente non ne ho mai visti durare più di 10 minuti. Tuttavia vi possono essere delle eccezioni, dipendenti dalle alcune condizioni atmosferiche e ambientali, come  sostiene anche Art Flick quando afferma che questi periodi possono toccare anche i 45 minuti.

Attrezzatura

L’attrezzatura è quella impiegata per la mosca secca, eccezion fatta, naturalmente, per la mosca. II finale deve essere senz’altro molto più lungo, con uno spessore minimo di 4X (0,17mm circa), secondo Skues e secondo il mio parere.

Per quel che mi riguarda, lo costruisco iniziando con 270 cm. di 0,35mm ai quali aggiungo 150 cm. di 4X (0,17mm). Questo tipo di finale garantisce un’ottima flessibilità ed evita rotture in caso di ferrata. Il lancio e la ferrata sono come quelli della pesca a mosca secca. Si lancia sulla bollata (o schienata) e si ferra sempre sulla bollata.

Quando poi avrà inizio l’attività di schiusa vera e propria e i pesci si ciberanno di insetti alati sulla superficie, non si fa altro che sostituire la ninfa con una mosca secca ed il gioco è fatto. Per la pesca a ninfa occorre tenere presente che è indispensabile pescare con la mosca (ninfa) giusta nel posto giusto e con i movimenti (della ninfa) giusti.

Immaginiamo dunque di essere nel posto giusto. Non facciamo fare nessun movimento all’artificiale ed anche qui siamo a posto. Per l’imitazione è sufficiente prendere con un retino una ninfa in schiusa oppure un insetto già schiuso per capire di cosa si sta cibando il pesce. Comunque, personalmente preferisco sapere in precedenza quale tipo di insetto troverò nel fiume nel momento in cui sarò in pesca.

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E’ sempre utile sapere almeno approssimativamente quando avverrà il periodo di pre-schiusa di un determinato insetto. I pescatori a secca si danno un gran da fare per scoprirlo con un certo anticipo perché fa risparmiare molte ore di attesa sull’acqua. E questo è uno dei motivi che spinsero Skues a passare alla mosca sommersa ed alla ninfa.

In Pesca

Vi è un luogo sul Firehole, nel Biscuit Basin, dove un tempo vi erano dei periodi come questi nel mese di Agosto. Tutto cominciava verso le 11 e alle 11.30 era tutto finito (pre-schiusa e schiusa). Risalendo il fiume (come si dovrebbe) si superava un isolotto dove il fiume curvava verso destra. All’inizio di quest’isolotto vi era una lingua di sabbia, in un punto in cui la corrente si divideva.

A monte l’acqua diventava molto profonda ed in modo brusco sulla parte sinistra, pur restando abbastanza bassa sulla parte destra. Il punto massimo del gomito del fiume era profondo circa 120 cm. e lì c’erano i pesci più grossi. Quando iniziava l’attività di pre-schiusa, i primi ad iniziare il pasto erano i pesci situati nell’acqua bassa, appena a monte della lingua di sabbia e ghiaia.

Questi pesci erano tutti della stessa lunghezza, ossia sui 30 cm. e per potersi avvicinare maggiormente alle prede più grosse era necessario sbarazzarsi dei pesci più piccoli, rilasciandoli poi andare nella corrente più a valle. Diversamente, quelli grossi si sarebbero spaventati al minimo tentativo di entrare in acqua, facendo poi scappare anche le prede maggiori.

Ray Bergman mise a punto una mosca secca adatta per questo tratto di fiume e per quel genere di schiusa e la battezzò Firehole. Dotata di ali di piuma d’anitra e di coda dello stesso materiale, possedeva un corpo in pelo color crema, con delle hackle nere e grizzly mischiate. Per il periodo di pre-schiusa era sufficiente usare una Hendrickson sommersa del 16 od una ninfa dello stesso modello per eliminare il pesciame più piccolo nella parte inferiore della corrente.

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Era tutto esattamente come pescare a mosca secca, solo che l’artificiale era di tipo sommerso. Anche l’idea di Skues di ingrassare tutto il finale (esclusi gli ultimi 60 cm) si rivelò estremamente utile. Se la mosca scendeva infatti anche di soli 10 cm. dal pelo dell’acqua veniva completamente ignorata dai pesci in attività.

…omissis…

Quello che mi portava via troppo tempo era il dover fare dei falsi lanci per asciugare la mosca, specialmente dopo la ferrata. 

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L’attività del pesce inizia prevalentemente verso la fine della buca o della corrente ed in molti casi, come si è visto, si rende necessario eliminare i pesci che vivono in questa zona prima di potersi portare in quella superiore, e, in genere, più ricca di grossi esemplari. Tuttavia, in caso di acque sovrappopolate, la cosa può presentarsi ben diversa, in quanto sembra che l’attività inizi contemporaneamente in più zone.

Allora bisogna cercare di avvicinarsi al luogo più propizio cercando di non spaventare nessuno dei pesci più vicini. E questo non è difficile nei corsi d’acqua di portata limitata, ma diventa alquanto difficoltoso in fiumi di portata maggiore.

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Se si ha pazienza, la ninfa giusta e si mette in atto il sistema di pesca di Skues, allora il successo è quasi garantito. Avere la ninfa giusta può essere un problema notevole, allo stesso modo dell’avere tra i piedi un bel po’ di minutaglia.

…omissis…

Ho un amico che, in casi del genere, cerca di prendere uno dei pesci più piccoli con una ninfa generica (Zug Bug, Otter Shrimp, Hare’s Ear) su un amo del 18/20. Una volta catturato, l’uccide e ne esamina il contenuto dello stomaco cercando di scoprire la causa prima dell’attività dei pesci. Una volta fatto questo non gli resta che montare una ninfa che si adegui all’originale e tentare i pesci più grossi e, devo dire, con frequente successo. E’ un metodo non male, anche se piuttosto empirico.

Conclusioni

In definitiva, il metodo di Skues non è di per sé difficile ma, al contrario, efficace. In questo paese (America) il problema maggiore è l’identificazione della ninfa (o della larva) di cui il pesce si sta cibando. Per quanta riguarda il resto, è tutto alquanto semplice.

(I contenuti sono tratti da Nymph Fishing for Bigger Trout, di Charles Brooks, Crown Publishers, New York)