Corsi di lancio: sì, ma come?

Quasi sempre, quando riceviamo una richiesta per partecipare ad un corso di lancio, la domanda più comune è la solita: “Ma come li fate?”

I nostri mirano a rendere le cose più semplici possibile. Non vogliamo spaventare il cosiddetto “allievo” (*) con parolone difficili o con numeri da circo (che tra l’altro, in un corso di base, non riuscirebbe neppure ad imitare).

Per noi, l’importante è che il nuovo arrivato si trovi a suo agio, che si renda conto di trovarsi fra amici e non in mezzo a fenomeni, che faccia sue le nozioni e, soprattutto, le emozioni che gli mettiamo a disposizione.

Non importa se non riuscirà a fare (né glielo mostriamo) un “rallentato”, un “sottovetta”, un “angolato” o qualsiasi altro tipo di lancio che al suo livello (base) gli può creare confusione o complicazioni inutili.

Non ci interessa che sappia lanciare diritto come un fuso a 25-30 metri in quanto “bollano solo là” perché a quella distanza non sarà in grado di posare (e spesso neppure vedere) la mosca nel punto e nel modo giusto: la distanza ottimale di pesca è, nel 90% dei casi, intorno ai 15 metri, anche meno se si va nei torrenti.

Non vogliamo riempirgli la testa di nozioni di fisica o di teorie quantistiche che gli permettano di capire il valore dell’oscillazione della seconda parte della prima metà del cimino in rapporto all’angolazione di partenza ed inclinazione di arrivo dovuta alla vibrazione del tallone elevata all’ennesima potenza…

Per lui, sono solo chiacchiere: lui vuole imparare a prendere pesci gestendo al meglio un attrezzo che quasi mai ha usato prima d’ora. E per prendere pesci non servono formule magiche o discorsi complicati.

Lancio “corretto”, un punto che spesso non viene mai chiarito. Un lancio corretto non è altro che l’antitesi, l’opposto, il contrario di quello che si dovrebbe fare per posare la mosca ad una certa distanza da noi. In pratica, è un vero e proprio errore, ma “voluto”, fatto apposta, per far sì che la mosca si posi sull’acqua nel modo giusto.

Ed infatti nella prima fase sarà necessario che l’allievo apprenda l’importanza di effettuare un lancio “diritto come un fuso”, per capire la meccanica e la dinamica del lancio. Poi dovrà dimenticare tutto, e cercare di fare quello che all’inizio era considerato sbagliato. Strano vero? Ma in realtà sul fiume funziona proprio così.

Tutto sommato, sarebbe più coerente parlare di “posa” e non più di “lancio”: si può lanciare in tanti modi, ma l’essenziale è che la mosca si posi là dove vogliamo noi, o meglio, dove la vuole il pesce. Ed è questa la parte più difficile da trasmettere all’allievo.

I nostri corsi consentono di arrivare a posare la mosca nel punto giusto nella stragrande maggioranza delle situazioni di pesca e si basano solo su 4-5 tipi di lancio, i più importanti. Ve ne sono tanti altri, lo sappiamo bene, ma per chi si avvicina al nostro tipo di pesca sono più che sufficienti. Avrà, una volta interiorizzati questi lanci di base, tempo per approfondire la tecnica, lo stile, la distanza e quant’altro.

Troppo semplicistico? Certo che lo è, ma non si può pretendere che al termine di un corso di base il neofita abbia totalmente recepito tutte le nozioni che gli abbiamo trasmesso: per lui l’importante è prendere il pesce. Sta poi all’istruttore seguirlo e suggerirgli il modo migliore. L’affinamento della tecnica verrà dopo, una volta preso fiducia.

Ecco perché al club terminiamo quasi sempre il corso di base con una lezione in posti intricatissimi, in un uliveto o un noccioleto: è il modo migliore per far capire 1) che pescare a mosca non significa solo grandi fiumi o laghi con tanto spazio disponibile 2) salvo casi particolari, non serve molto entrare in acqua fino al limite superiore degli stivali o dei wader 3) che il pesce non sta quasi mai a distanze impossibili 3) che tutto quello che abbiamo trasmesso all’allievo sul prato (bello, libero, senza intralci) non vale proprio nulla una volta che si è sul torrente perché è lì, sull’acqua. che impara VERAMENTE a lanciare.

La cosa più controproducente che possa uscire da un istruttore è far vedere quanto è bravo, quanto lontano lancia. I lanci “mega” o particolari sono utili, per carità! Ma per un neofita sono controproducenti, servono solo a fargli dire “Accidenti non ci arriverò mai!!!”

E l’allievo quasi sempre ti domanda: ma allora cosa ci stanno a fare gli istruttori? Giusto. In teoria sarebbe sufficiente imparare sui libri (ti ci vorrà una vita…) oppure sfruttare un amico che ti porta a pesca e ti fa vedere. L’istruttore è qualcosa di più: è il tuo amico di pesca che ha seguito un corso specifico e spesso neppure tanto facile, che si è specializzato, che è sempre aggiornato, che è in grado di dare una risposta a tutti i dubbi che potrebbero sorgere nella mente dell’allievo. Soprattutto è (dovrebbe essere) il tuo angelo custode che ti supporta nella maniera più semplice possibile durante il tuo percorso di pescatore a mosca.

Ma quanto dura un corso di lancio? Una vita intera. Perché non si finisce mai di imparare, e sicuramente non finisce dopo i canonici pochi incontri durante i quali si apprendono le nozioni di base, i primi pioli di una lunga scala che porta alla conoscenza.

(*) notare il virgolettato: un “allievo” presuppone la presenza di un “maestro” ma qui da noi nessuno è “maestro”; siamo solo compagni di pesca che cercano di trasmettere ad altri le proprie cognizioni ed esperienze.

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