CAVOLI, CHE PROSA! – Sergio Crivellaro

Sergio Crivellaro ha sempre rappresentato, per me, l’icona del pescatore-scrittore sagace ed irriverente che dice quello che pensa e questo articolo, apparso sul “Consigli di pesca” Fly Angling Club di Milano (1981) è una ulteriore conferma e sono certo che gli amici di questo glorioso club – di cui ho avuto l’onore di far parte a partire dal 1977 ed esserne segretario per tanti anni – apprezzeranno l’idea di onorare il nome di Sergio.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona e tutte le volte che lo incontravo era un tassello in più alla mia infinita ignoranza in fatto di pesca a mosca che in quel periodo, frequentando il Club, cominciava a ridursi a piccolissimi passi (ma non è ancora scomparsa del tutto).

E’ un pezzo decisamente sarcastico, ironico, volutamente sfrontato che prende in giro (già allora, anticipando tante situazioni oggi attuali) il mondo della pesca a mosca o, meglio, del “pescatori” a mosca.

Ve lo ripropongo. Leggete fra le righe e capirete molto di più che non leggere “le” righe.

A Sergio, un affettuoso saluto. Una risata insieme, ovunque si trovi.

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Ti parlerò della nostra prosa perché se ti parlassi della nostra poesia non basterebbe un volume della mole di Guerra e Pace.

Un pescatore che scrive, in genere scrive pensando di essere utile ai suoi compagni pescatori e questo è un motivo degno di plauso, ma non va dimenticato MAI che un pescatore che scrive, alla fine, rimane un pescatore e deve fare degli sforzi sovrumani su di lui per non insinuare qua e là quanto lui sia straordinariamente più bravo di te in tutti i sensi.

In sostanza ciò è umano, anche perché un pescatore che legge è assolutamente convinto di essere straordinariamente più bravo del pescatore che scrive e quindi le cose si pareggiano.

Ogni tanto questo fragile equilibrio viene distrutto da una impennata dei prosatori.

A puro titolo umoristico e cameratesco ti offro degli esempi.

Ultimamente ho letto una cosa sull’apertura a mosca che conteneva utili consigli ma dove l’autore stava per traboccare in vista del campionato mondiale.

Leggevi, più o meno:

Risalii con Franco, Beppe, Carlo, Luigi e Nando. Eravamo tutti nei pasticci perché nessuno prendeva niente, assolutamente niente. Carlo mi chiamò mentre slamavo la mia quattrocentesima piccola trota, sui due chili, e corsi da lui per vedere se, finalmente, egli avesse ferrato qualche cosa. Era un falso allarme.

Non aveva ancora ferrato nulla, come gli altri, del resto, ma voleva mostrarmi una buca interessante.

Non amo le buche ma pensai di poterci provare.

Feci un lancio leggero, disteso e riposante e semplice sui quattrocento metri (una misura modesta, del resto) e con mia sorpresa ferrai una minuscola fario sui quattordici chili che poi liberai.

Non credevo, davvero, non credevo che in quella buca ci fossero delle fario.

Ne presi nota sul mio libretto.

Tra dodici anni e tre mesi quella fario avrebbe potuto raggiungere un peso apprezzabile.

Questo è un prosatore passionale che ha detto basta.

Poi c e il prosatore da dressing.

Quello da dressing ti dice come si fa una certa mosca, ma il sublime lo raggiunge quando ti dice come devi usarla, e allora leggi:

Io, ad esempio, in un torrente del Tanganika ho dovuto scurirla con un pennarello marrone e farla procedere in corrente con un andamento apocrifo. Cosi ho potuto catturare un coccodrillo. Mentre in Nuova Zelanda ho dovuto schiarirla con della biacca e strapparle alcuni pelini della coda affinché potesse interessare un capodoglio di passaggio.

Usatela con pazienza e anche voi scoprirete tutte le sue infinite possibilità.

Comunque a me i prosatori che piacciono di più sono quelli che ti dicono dove devi andare a pescare.

Quando ti devono dire dov’è il posto e come si fa per raggiungerlo sono straordinariamente evasivi.

Non ho mai visto cartine geografiche cosi illeggibili come in quegli articoli. Qui, ti dicono, c’è un ponte o forse un passaggio a livello… non ricordo, però più avanti c’è una chiesetta, o forse era una antica conceria… e cosi via.

Ma appena cominciano a descriverti come hanno pescato lì, diventano incredibilmente prolissi. Ti dicono che mosca hanno usato, ti fanno vedere quaranta fotografie di loro con il pesce che hanno catturato, ti fanno vedere come hanno lanciato e cosi via, e a te che non importa niente di tutto questo rimane la curiosità di sapere dove è quel dannato posto.

Quella che non mi piace è la prosa contemplativa.

Ogni tanto, chissà perché, si sentono in diritto di commuoversi davanti allo spettacolo della natura e allora tutti presi da questa commozione che tu hai ogni volta e per questo fatto non hai mai pensato di annoiare nessuno allora, dico, diventano noiosi e poetici.

Allora cominciano a parlarti dello straordinario tramonto, e siccome pensano che tu non abbia mai visto un tramonto si gettano sul foglio per descrivertelo in modo che tu te lo possa immaginare, senza immaginare quanti miliardi di descrizioni di tramonti ci siano in circolazione e senza immaginare che se uno proprio vuole vedere un tramonto non fa che starsene sul fiume fino a questo dannato tramonto arriva ed è sicuramente più bello e sincero di tutto quanto sia stato scritto.

Quelli del tramonto mi fanno impazzire.

Tanto per cominciare aspettare il tramonto non significa solamente, come lui ti dice, di starsene con il naso per aria a guardare il cielo poeticamente, ma molto più onestamente significa attendere il colpo di sera, e cioé tentare di pigliare un pesce che non sei riuscito a pigliare durante la giornata nell’attimo in cui il pesce è disarmato.

Io odio anche il colpo di sera perché alle prime ombre se non ho preso niente me ne vano anche se i pesco iniziano a bollare. Non è cosi che io intendo prendere un pesce.

Io smonto la canna e guardo il tramonto ma questi che ti parlano di tramonto stanno li con la canna montata per fregare il pesce nell’attimo in cui lo fregherebbero anche i bambini

E poi ti parlano di poesia.

E poi ti parlano anche di tecnica.

E poi ti mostrano il pesce che hanno preso….

Grazie tante!!!


Consigli di Pesca – Fly Angling Club Milano – Maggio 1981  

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