Al sud… al sud…!!! – Agosto 2017

Come al solito, il “bandito” mi chiama all’ultimo momento e per qualche giorno c’è stato un rincorrersi di messaggi e messaggini su “cosa è su” (la versione italianizzata di “WhatsApp”, perché da noi l’inglese lo masticano in pochi e lo confondono con “What’s up”  🙂 ) per cercare di organizzare la mega uscita dell’anno al di fuori dei nostri confini.

Ma è ferragosto… ma me lo dovevi dire prima… io vorrei ma non posso… io tengo la mamma con gli orecchioni… a mia zia fan male i calli… mia moglie poi mi tiene il muso e si mette in clausura… tutte scuse per nascondere il fatto di non essere capaci di affrontare acque straniere.

Ma noi no! Noi due, duri (?) e puri (???) diciamo di si! E alla fine partiamo per il Volturno, a ripetere un’esperienza che abbiamo già fatto pochi anni fa.  Già durante il viaggio fantastichiamo di trote gigantesche di possibili catture di temoli (avete letto bene: temoli!!) che ci aspettano in un fiume che conosciamo bene.

Il viaggio si compie entro il tempo previsto: nessun intoppo, traffico praticamente assente (ma già, siamo a due giorni dopo il Ferragosto, dove vuoi che siano tutti se non con le p…ance in aria a prendere il sole??? Solo due pazzi scatenati possono pensare di trovare un po’ di frescura sulle rive del Volturno).

Durante il tragitto mi devo sorbire una marea di “emissioni di materia marrone” (siamo su un sito visibile a tutti, mi tocca un po’ di contegno…) di quel saltimbanco di Massimo che – purista fino all’ultimo pelo – non sta zitto un attimo e continua per tutto il tempo a decantare la purezza, la ideologia, la “strafigosità” (è un vocabolo suo, lo giuro!) della pesca a mosca secca. Poi comincia una tiritera sulla pesca a ninfa che non vi dico, saltando fuori con una notizia bomba: ha appena dichiarato che esiste “anche” una tecnica alternativa (con riserva, però) alla secca. E’  la “Patarnymph”. Ha cercato di spiegarmela ma ha fatto una confusione tale che me la sono immaginata come una ninfa collegata ad un palloncino che la tiene sospesa in superficie. In pratica, non ci ho capito niente.

Non posso fare a meno di pensare che sia in crisi di astinenza dalla consorte e lo incoraggio un po’. Dai, vedrai che troveremo qualcuna… dopo tutto sono solo tre giorni… un po’ di notti “in bianco” non hanno mai fatto male  a nessuno… Mi aggredisce verbalmente con uno sproloquio sulla “sua” tecnica, ed allora capisco: ha usato una parte del suo cognome per abbinarlo alla ninfa… “patar(a)…. ninfa”. Una tecnica sopraffina, secondo lui, ma sempre seconda alla secca.

All’improvviso s’azzittisce e resta muto, in trance, per 5 minuti (per fortuna la strada è diritta…) per poi esclamare “Perché la pesca a mosca secca è poesia… è arte… arte che va oltre i confini della semplice cattura del pesce… la cattura è fine a se stessa mentre il modo con cui la preda viene catturata eleva lo spirito e l’animo nell’Olimpo dell’orgasmo cosmico…”

Sto cercando di raccapezzarmi quando riprende… “La storia ci insegna che la pesca a mosca nasce a secca e dovrà morire a secca…”

Io ho un bel da fare per convicerlo che la storia veramente dice un’altra cosa ma lui no, insiste più di prima… “Aeliano, nel 170 d.C., riferisce che nell’Astraco, in Macedonia, avvolgevano della lana rossa e due piume di gallo su un amo che lasciavano galleggiare in superficie e prendevano i pesci… e a Postumia hanno scoperto una grotta con delle pitture rupestri in cui si vede un pescatore con tanto di canna da pesca e degli insetti che svolazzano… erano certamente mosche di maggio… e certamente l’antico ne faceva delle imitazioni galleggianti…”

Provate voi a fargli capire che il peso dell’amo non era come quello degli ami attuali e che inevitabilmente l’esca scendeva sotto la superficie… E’ piu facile far bollare un’anguilla su una spent…

Poi è l’apoteosi… “l’Uomo preistorico si evolve e diventa Sapiens mentre gli altri rimasero Nimpho… e si accorse che quando i cavalli entravano in acqua il loro crine galleggiava e da qui l’idea di usarli per fare una lenza GALLEGGIANTE….”

“Per concludere (era ora!, dico io), signori della Corte, la pesca a mosca è solo secca, tutto il resto è fuffa”…

“Fuffa?”

“Pesca, pesca normale, pesca poco nobile, insomma, non è pesca ma qualcosa di infinitamente inferiore… ignorante che non sei altro…”

Lo lascio parlare (anzi, straparlare): vorrei evitare incidenti di percorso ed il viaggio è ancora lungo.

Parlare di ninfa non può che portare inevitabilmente ad un altro socio del Club, notoriamente ninfarolo di professione, di nascita, di passione e, crediamo entrambi, geneticamente modificato (*). Al povero Carlo devono essere sicuramente fischiate, anzi, rimbombate le orecchie con tutte le critiche (mi correggo, “affermazioni correttive”, sempre secondo il “patarninfaro”) su questa tecnica che secondo il nostro è la più aberrante che esista sul pianeta.

(*) ad onor del vero non si può tacere che il nostro Massimo ha strizzato talmente tanto il buon Carlo (che abbia ceduto più per sfinimento che per convinzione?) e, sulla via di Damasco, l’ha quasi convertito alla secca. Ora, ci riferiscono, usa la ninfa solo in determinate occasioni (ma anche quando non è in pesca con Massimo???), così come dovrebbero fare tutti…

In cuor mio spero che non ci fermi una pattuglia e gli facciano il palloncino: sta farneticando da un’ora e passa e non riesco più a tenere il conto che “emissioni” di cui sopra che ha sparato una dietro l’altra.

Fondamentalmente, tuttavia, è un buono, perché conclude (siamo finalmente arrivati all’albergo!!!) “L’importante è aver rispetto per il pesce”. Ecchecc… alla fine una frase sensata!!!

Scendere all’hotel “Volturno” è come entrare in casa nostra: l’accoglienza è sempre festosa e ci appropriamo subito delle nostre stanze. Approfitto di una doccia per lavare via la stanchezza del viaggio e per togliermi dalle orecchie tonnellate di mosche secche che vi avevano trovato rifugio dopo essere schiuse dagli unici due neuroni galleggianti (gli altri, affogati, erano usciti per la vergogna di essere considerati delle ninfe)  di Massimo.

Ispezione del fiume e prima sorpresa per nulla piacevole: il livello dell’acqua è ai minimi storici. Anche Raffaele, il presidente della locale associazione di pesca che gestisce questo tratto di Volturno e che ci ha fatto spesso compagnia, ha il muso lungo: non piove da mesi e la situazione è più che critica. Schiuse praticamente assenti (Massimo si rotola subito in terra poiché capisce che le sue teorie sulla pesca secca stanno andando a p…), attività in superficie ridotta al lumicin0, attività del pesce nulla, o quasi.

Queste immagini si riferiscono al tratto superiore del nokill (fly only). Si noti il livello ai minimi storici.

Massimo subisce il peggior quarto d’ora della sua vita. Lello ci informa della situazione: “Nella parte alta ci sono tante trote e salmerini di buona taglia” (hurrà!) “ma non bollano….” (depressione). “Al ponte rosso l’attività è buona” (hurrà!) ma solo medio-piccole e bollano solo  durante l’ultimo quarto d’ora” (depressione). “Al ponte rosso abbiamo buttato i temoli” (salti di gioia) ma si prendono solo a ninfa profonda (capelli strappati e ululati di disperazione). “Colpa della mancanza di piogge e dei cormorani” (sguardo assassino e immagini di una carabina nelle pupille).

Zona appena a monte del ponte rosso. Acqua gelida e veloce. Abbiamo visto qualche bollatina sotto i cespugli sulla sponda di fronte e Massimo ne ha presa qualcuna. Tutte piccole… 🙁

Siamo costretti a ricorrere al massaggio cardiaco e a fargli bere un cordiale, seguito da una taz za di camomilla perché continuava a delirare urlando “A secca!!! Si pescano solo a secca!!!!!” imitando la doppia trazione con una cannetta da 7″ per coda 3…

Alla fine si tranquillizza (ma io un po’ meno: ve lo immaginate se gli prende un’altra crisi così mentre siamo sul fiume?) e, fatto il permesso di pesca all’hotel, siamo sul fiume.

Per tutti i tre giorni che abbiamo pescato i due tratti nokill del Voltuno, ci siamo alternati fra la parte superiore al mattino-pomeriggio e il ponte rosso (limite estremo inferiore) al pomeriggio-sera-notte. Schiuse pochissime, come previsto. Bollate rarissime. Catture sufficienti per soddisfarci di taglia medio-piccola con qualche bell’esemplare veramente appagante.

Massimo, devo dire (ma è facile fare i complimenti all’allievo…), si è difeso molto bene con una maggior quantità di catture (d’altra parte, in una situazione emotiva del genere come fai a non lasciargliene prendere di più?).

 

Bella iridea (+40cm) nel tratto vicino all’albergo

 

La stessa di prima, giusto per fare un po’ di scena...

 

Altro esemplare catturato nel tratto a valle del ponte.

 

Catturata in una delle piane, dove le maledette bollavano non si sa su cosa…

Da parte mia i risultati sono stati mediocri, con qualche (poche) cattura decisamente grossa (a ninfa, ma non diteglielo, per favore…

Salmerino, over 40.

Unico neo: non abbiamo visto un temolo. Stando a quanto afferma Raffaele, la colpa è soprattutto dei cormorani e durante il viaggio di ritorno Massimo è stato di poche parole: sicuramente stava elucubrando il sistema migliore per sterminarli dalla faccia della terra. Ultima trovata: una mosca secca imbevuta di un potentissimo veleno innocuo per i pesci ma letale per i maledetti pennuti: ferri il pesce, rompi il finale e il pesce scappa. Il cormorano mangia il pesce e muore.

Abbiamo fatto domanda di internamento presso il CIM (Centro Igiene Mentale) di Viterbo…

Le giornate – afose, torride, caldissime… – sono scivolate via fra un miliardo o due di lanci su pesci difficilissimi, apatici, incollati sul fondo e alla sera, al ristorante, gli effetti del caldo si facevano sentire. C’è stato un momento in cui, entrambi disidratati, abbiamo ecceduto nel bere (io coca-cola, lui vinello locale) e lo sproloquio non ha avuto più freni.

Inebriato dalle difficili catture, è ritornato alla carica con le sue affermazioni sulla iper-purezza della secca nei confronti delle altre tecniche arrivando ad affermare che “… la sola pesca a mosca “é” rigorosamente con canna da 7″, coda 3, finale 0,08 ed anche più sottile… guai a chi osa applicare pesi aggiuntivi all’artificiale… mi porti un altro bicchiere, per favore… verrà il giorno in cui anche l’amo sarà bandito, e sarà festa grande!!! Secca, secca, solamente secca e naturale! Che nessuno si permetta di usare lo “striccheindicator” (Massimo non parla molto bene l’inglese…) o materiale sintetico! Solo e soltanto fibre e peli naturali… guai al foam! guai al polipropilene! guai… un altro, per favore… si, sempre bianco grazie, se mischio con rosso mi da alla testa…”

Dal canto mio, fra un ruttino e l’altro causati dalla quantità industriale di bollicine, me lo vedevo aggirarsi di soppiatto armato di forbicine e rasoio fra i banchi delle estetiste intento a far razzia di… beh, ci siamo capiti…

Un sorso, e poi riparte “… e limitazione! limitazione delle catture… non si va sul fiume per svuotarlo! Se vedi bollare due pesci, prendi (come faccio io…) due pesci. Se ne bollano tre, ne prendi tre, se 5, ne prendi cinque… Se non bollano, ma è un vero e proprio sopruso, allora vai in caccia ma deve essere una eccezione e non la regola…”

Accenno solo al fatto che, in realtà. la pesca a mosca si divide in 5 “tecniche” diverse ma vi risparmio i commenti del compare: “E’ un’indecenza! Bisogna fare qualcosa! La pesca a mosca è solo la secca! L’unico peso consentito è quello dell’amo! La mosca va lanciata e non pucciata in acqua! Da domani solo canna da 7″ e coda del 2, massimo del 3 e finale non superiore allo 0,08! E lasciatemi andare il cavallo bianco… che devo andare a conquistare Waterlooooooo!!!!”

Dose massiccia di camomilla, impacchi freddi e tutto si è risolto con un attacco improvviso di sonno e ci siamo ritirati in camera. Prima di addormentarmi, l’ho sentito urlare un paio di volte “guai!!! guai!!!”. Poi, Morfeo è venuto a farmi compagnia. Aveva anche lui una canna da mosca ed una scatoletta di artificiali. Secche e ninfe. Siamo diventati amici.

Nota (un po’ più seria, ma non troppo).

L’ultimo giorno abbiamo incontrato alcuni giovani “pescatori a mosca” (virgolette d’obbligo). Li abbiamo visti in azione mentre sondavano, buca dopo buca, tutto il tratto del ponte rosso. Sondavano è la parola giusta: praticamente pescavano al tocco utilizzano una (o più?) ninfe appesantite fatte razzolare sul fondo a distanza del cimino della canna. Non credo neppure che utilizzassero una coda di topo (troppo distanti per potermene sincerare). Forse semplice monofilo: non dovendo fare lanci, è sicuramente più pratico.

Lancio, praticamente assente, appunto. Tecniche antidragaggio, inesistenti. Scelta della imitazione secondo i più tradizionali canoni della pesca a mosca, sparita. Scopo principale: cattura, cattura, cattura ad ogni costo. Quasi fosse una gara a chi ne prendeva di più (ho poi appurato che, in effetti, erano proprio garisti).

Personalmente ho avuto come un rigurgito. Helicobacter pylori, o qualcosa del genere ma non era causato dal batterio. Era qualcosa di più grave, di più pesante, di più profondo. Di più invadente. Mi sono letteralmente visto il mondo crollare addosso: 40 anni di apprendimento e di divulgazione buttati nel cesso. Anni e anni di corsi durante i quali il fine ultimo non è mai stato il lancio super-mega-extra lungo ma la conoscenza dell’ambiente, degli insetti, del fondo del fiume, dei pesci, di tutto quel mondo che – nel suo insieme – rispecchia(va) la voglia di sapere, di apprendere, di imparare.

Voglio sottolineare che “non” sono un “secchista maniaco” come il mio compagno di avventura: nella mia carriera di pescatore a mosca ho praticato – e pratico tutt’ora – tutte le tecniche che l’attrezzatura mi permette: dalla ninfa alla secca, dalla sommersa allo streamer ed al popper e non ritengo una tecnica superiore alle altre.

Senza voler offendere nessuno, questa che ho visto non è pesca a mosca ma un sistema per aggirare i regolamenti che prevedono l’impiego di imitazioni di insetti.

Il problema è facilmente risolvibile: basterebbe vietare, in quei tratti in cui si vuole preservare il pesce (nokill) l’impiego di questa “non tecnica” di pesca a mosca ma poi si rischia di cadere nel mancato rispetto della democrazia. Abbiamo perso non solo i valori insiti nella pesca ma anche la possibilità di educare chi non vuole essere educato.

Nessuno nega ad altri la possibilità di voler pescare come più gli piace, ma per piacere, non chiamiamola pesca a mosca e tanto meno pesca a ninfa, che è tutta un’altra cosa. Vi sono tanti altri nomi che la identificano meglio: pesca a razzolare, pesca a filo, pesca al tocco, pesca a fondo… rendono tutti meglio l’idea ma da qui alla pesca a ninfa ci passa un mare. E da qui alla secca, ci passa un oceano…

Sicuramente è una tecnica molto redditizia che meglio si addice ad una gara di pesca ma che non ha nulla a che vedere con la poesia e la filosofia della pesca a mosca, pur se intesa in tutte le sue forme (sopra e sotto la superficie). Qui rischiamo di entrare in un campo minato perché bisognerebbe capire bene se e come le gare di pesca abbiano a che fare con la pesca e soprattutto se l’aggettivo “sportivo” abbia qualche nesso con il nostro sport.

Non voglio aprire – nel rispetto di tutti i pescatori – un baratro che risulterebbe forse incolmabile. Avremo forse modo di riprendere l’argomento ma prima, scusatemi, devo ritrovare il compagno di viaggio: lo hanno visto in piazza delle Erbe che, issatosi sulla fontana, cerca di catturare gli improbabili pesci rossi che afferma di aver visto bollare. Con una 7″, coda 3 e con una mosca. Secca. Ovviamente.