A volte ritornano…

Chi, fra i nostri “follower” (sì, lo so, visto che siamo in Italia si dovrebbe usare l’italiano ma tutto sommato “seguitori” mi pare brutto… 😉 ) visita il nostro sito sa certamente che il Tuscia Fly Club ha dato vita ad una iniziativa che mira alla rivalutazione delle mosche tradizionali o poco conosciute (www.tusciaflyclub.org/restyling).

Fra i modelli che abbiamo scelto di riproporre, ne troviamo alcuni che risalgono addirittura a quelli “inventati” da Dame Juliana Barnes, badessa di un monastero inglese che, nel 1400equalchecosa decise di mettere nero su bianco ottenendo il primo trattato sulla pesca, il “Treatyse of Fysshynge with an Angle”.

Nel libro sono riportate le ricette o, per dirla all’inglese, i “dressing” di dodici (uno per mese) mosche. In altre parole, ci dice che materiale utilizzare per realizzare queste imitazioni di insetti da proporre poi al pesce nel tentativo di catturarlo.

Mosche che praticamente nessuno utilizza più, trattandosi di modelli desueti, ampiamente superati dalla tecnologia e dai componenti più moderni, al punto che molti non li ritengono neppure più efficaci.

Mi correggo, non “tutti” ma “quasi tutti” poiché fra le file del Tuscia Fly Club abbiamo un socio che crede ancora nelle favole.

Ora vi spiego.

La giornata

Sabato 4 luglio, sarà un giorno che rimarrà negli annali della Tuscia per via dell’eccezionale bomba d’acqua che si è riversata nella tarda mattinata accompagnata da vento e grandine e che ha sicuramente causato danni ingenti agli agricoltori.

E rimarrà anche nella memoria del “nostro” che, ignaro di quanto lo avrebbe aspettato, decide di andare sul Mignone per ripetere le esperienze positive che poche settimane fa un gruppo di soci aveva avuto sullo stesso fiume.

Acqua pulita e ambiente invitante, molto invitante, al punto che anch’egli si è meravigliato per via delle tante catture realizzate in pochissimo tempo utilizzando le solite mosche che noi del Tuscia Fly Club realizziamo appositamente per questo fiume.

Vista l’attività frenetica ed i discreti risultati decide, più per sfizio che per altro, di passare a quelle “antenate” relegate in una scatoletta e rimaste lì sole sole in fondo alla borsa. Mai usate prima e costruite solo per completare la pagina “Rivisitazioni”

Opta per una March Brown di Halfordiana memoria, seguita da una Blue Bottle, da una Dun Cut e dalla Black Leaper della Barners.

Tutte danno risultati positivi ed è un vero e proprio macello (praticamente una cattura in ogni buca e ad ogni lancio) costellato da prede invidiabili, alcune ben oltre i 40 cm.

Il cielo si è nel frattempo oscurato, rilasciando in poco tempo una valanga d’acqua senza precedenti, obbligando il nostro compare alla via del ritorno e consigliandogli di smontare l’attrezzatura per evitare che la canna in carbonio funga da parafulmini.

Inutile dilungarsi in dettagli. Basti dire che è arrivato alla macchina zuppo fino alle ossa e che se per caso l’avessero fermato polizia o carabinieri l’avrebbero arrestato per guida in condizioni di oscenità visto che ha guidato praticamente in mutande, non avendo sottomano nulla per cambiarsi.

Conclusioni

Quasi sicuramente queste condizioni di iper attività alimentare dei pesci sono da imputare al cambiamento meteorologico (abbassamento della pressione atmosferica) e ci ha confermato che l’efficacia delle mosche “di un tempo che fu” non tramonta mai, a dispetto di quelle innovazione tecnologiche moderne buone solo per essere esposte nelle bacheche.

Sempre che si sappia lanciare, ovviamente, e questo, al nostro Gianfranco non manca di certo.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*