Quando le trote diventano selettive – Selective Trout

QUANDO LE TROTE DIVENTANO SELETTIVE /SELECTIVE TROUT – Swisher/Richards (Nick Lyons Books 1971 – Ed. Mursia 1991)

Considerato uno dei testi di maggior spessore mai scritto in America, “Selective Trout” non sembra mostrare il suo quasi mezzo secolo di vita anche se le nozioni qui descritte nel 1971 dai due autori possono a molti apparire desuete ed ormai superate. Grossissimo errore, almeno per noi Italiani, poco assidui lettori di testi alieutici e distratti osservatori di una natura che meriterebbe maggior attenzione e cura.

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L’Italia, lo sappiamo tutti, è un paese che, idrograficamente parlando, fa invidia a molti. E’ raro trovare una varietà di corsi e specchi d’acqua cosi “eclettica” come da noi, e proprio questo è il motivo che ha reso il moscaiolo italiano il più tecnicamente preparato, quello che meglio si sa destreggiare nelle più diverse e disparate condizioni, in fiumi o torrenti che non ha mai visto e che affronta per la prima volta.
Nonostante questo anche noi abbiamo bisogno di nozioni senza le quali nessuna forma di cultura – in ogni campo e settore – è possibile. Le condizioni in cui versano i nostri fiumi, però rappresentano un grossissimo ostacolo per questa forma di studio ed analisi e ci spingono a rivolgerci altrove, in un paese in cui la pesca a mosca non ha ancora raggiungo livelli di massima espansone ma che denota un forte movimenti in questa direzione. La traduzione in lingua italiana di un testo come “Selective Trout” non può trovare presso il nostro pubblico una migliore collocazione.
E’ un libro questo che affronta l’argomento pesca a mosca prendendo in considerazione la selettività della trota, in un momento, quindi, estremamente difficile per il pescatore. Questo momento particolare viene affrontato in maniera molto approfondita, scientifica; gli autori arrivano cosi a conclusioni decisamente affascinanti e positive, pur esaminando ambienti e situazioni tipiche.
I fiumi nei quali gli autori hanno portato a termine le loro fatiche sono conosciuti – almeno sulla carta – dalla maggior parte degli specialisti del settore. Sono fiumi che, per i pescatori italiano, rappresentano il massimo delle aspirazioni, dove il pesce c’è e si vede: si può quasi toccare. Uno studio cosi esauriente, anche se portato a termine in acque diverse dalle nostre, è di estrema importanza per il pescatore nonostante i periodi delle schiuse e degli insetti che ci incontrano leggendo il testo siano un po’ diversi rispetto a quelli ai quali siamo abituati nel nostro habitat, ma questo è un dettaglio di secondaria importanza rispetto al fatto che, se si vuole cercare di entrare pienamente nello spirito della pesca a mosca, bisogna far tesoro di ogni esperienza, anche la più singolare
Certamente il pescatore italiano non troverà mai in occasioni “ideali” simili a quelle che riportano i due autori ma quando gli capiterà di vedere bollare una trota in un torrente di mezza montagna senza riuscire a distinguere “che cosa mangia” gli verrà utile l’aver letto il capitolo sugli insetti terricoli (e sceglierà una bella imitazione di cavalletta o di grillo). Oppure di fronte a costanti rifiuti su una lama dell’Adda o dello Stura, piuttosto che del Sangro o del Velino, si rammenterà di aver letto qualche cosa sulle “schiuse mascherate”. E perché non provare ad usare quelle “no hackle” tanto strane e altrettanto decantate non solo sulle pagine di questo libro? E che dire delle paradun? Sono efficaci anche sul Ticino, sull’Oglio, sul Po, sul Tanaro, sull’Adige, sull’Isonzo e sulla miriadi di torrenti e torrentelli del centro e sud Italia.

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